Skrillex – Bangarang

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Matteo Monaco

L’uomo più odiato sulla scena dubstep è tornato. Si tratta di Skrillez, il ragazzo emo di Los Angeles che manda su tutte le furie la tribù internazionale dei rave, con quello stile così diverso da quello dei maniaci del mixer e con l’aria di chi, quasi come un gioco, supera tutti gli ostacoli col sorriso sulle labbra. Ancora non sopite le voci sul possibile rilascio di Voltage, il debutto sulla durata dell’album che avrebbe segnato un punto focale in una carriera fatta sopratutto di remix, si ritorna subito di fronte alla specialità di Skrillex, gli Ep. Difficile non credere alla delusione dei fan, curiosi di ascoltare uno dei talenti più discussi degli ultimi anni in una veste più matura, ed è da segnalare quella che sembra un’indifferenza verso i diktat discografici, forse uno dei pilastri del suo successo. Per di più, anche se a stretto contatto con l’ultimo More Monsters and Sprites, pubblicato agli inizi del 2011, il ventitrenne di Los Angeles non sembra intenzionato ad arrestare la sua crescita.

Non bastano i 300 live annuali, e i remix degli artisti più gettonati, a partire da Lady Gaga e Snopp Dogg, che ormai circolano sulla scena internazionali come un certificato di qualità firmato dallo stesso produttore. Bangarang è infatti denso e deciso come l’album che verrà, nelle sette tracce aperte dalla campionatissima voce di Sirah. Il wobble (tradotto, lo sfarfallio) dei bassi è inconfondibile, anche nelle intricate trame sonore tipiche di un genere meticcio e composito, dove la stessa sezione ritmica è protagonista di assoli in complemento alle melodie centrali. Non si tratta però di cieco furore, come dimostrano le atmosfere più attendiste di Summit, in controtendenza rispetto all’ossessionante ritmo proposto dai colleghi più ortodossi.

Che si tratti di un altro centro per Skrillez? Gli indizi in questo senso non mancano. La capacità di innovare un genere duro come la dubstep, avvicinandola ad un’espressione più artistica, è già di per sè un fatto. Sebbene il grande successo sia giunto puntando i riflettori sul basso trascinato, che è tutto fuorchè alternativo in questo ambiente, rimane la complessità e alla maturità di una musica che si può ascoltare anche senza additivi chimici. Bastano The Doors, protagonisti dell’ultimo remix di Skrillez, e un paio di cuffie.

(10/01/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.

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