Sizzla – The Chant

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Lorenzo Li Veli

Il reggae month si arricchisce di un altro, importante, tassello. Il 17 febbraio è uscito il nuovo lavoro di Sizzla, dal titolo The Chant. Questo disco rappresenta una fondamentale tappa nella carriera del sinjay giamaicano: dopo il terribile incidente stradale di metà 2011, si era temuto il peggio per la continuazione della sua vita musicale, ma la tempra del cantante si è rivelata più forte del previsto. E, infatti, a meno di sei mesi dallo scontro, eccolo tornare a calcare le scene del reggae internazionale, con un prodotto vintage, in pieno stile roots reggae. Sizzla è sempre stato capace di unire sonorità differenti, dalla dancehall alle influenze techno, passando per la musica africana. E anche i testi riflettono la voglia di sperimentare del cantante caraibico, capace di testi di grande profondità spirituale e sociale, ma anche di devianze gangster e omofobe, che gli hanno attirato molte critiche.
Con The Chant, però, Sizzla decide di riabbracciare il roots reggae che lo aveva accompagnato nello sfavillante inizio di carriera. E la scelta del produttore esecutivo non poteva che cadere sull’amico di lunga data Caveman, che già aveva aiutato Sizzla a muovere i primi passi nel mondo della musica. Il disco è stato pensato e studiato durante un viaggio del cantante in Africa, risalente addirittura al 2010. Tutta la spiritualità della religione Rastafari si può trovare nell’omonima traccia di chiusura, la più emozionante e sentita. La presenza di due dei più grandi musicisti giamaicani, Chinna Smith e Bunny Wailer, impreziosisce la canzone registrata solamente in analogico, senza alcun ausilio tecnologico. La fede nel Bobo Ashanti ricapita in ben altre tre canzoni, dove l’artista descrive le sue idee riguardo la religione: Chanting Rastaman, Jah Made It Possible e Love Selassie I More. Sizzla, però, non si limita a esporre solo le sue idee sul rastafarianesimo, ma pone se stesso come acuto critico della realtà che lo circonda: esempio lampante sono le due canzoni di denuncia Hungry Children e Put Away The Weapons (invito ad abbandonare la violenza, trucco che Babylon ha attuato per impedire ai giovani di ribaltare il sistema). A differenza di molti altri suoi colleghi, il cantante di Kingston non unisce semplicemente dei luoghi comuni della cultura giamaicana (Babilonia, il male, i fantomatici “Loro”), ma costruisce critiche più profonde e fondate. In How Come e System Crash Sizzla si domanda quando sarà possibile abbattere un sistema che ha portato il mondo a una dissolutezza morale, da cui pare impossibile rialzarsi. Capitolo a parte merita la controversa Zimbabwe: nata come ringraziamento per la popolazione della nazione africana, si è rivelata una scelta poco felice per l’artista. Lo Zimbabwe, infatti, è da anni governato dal regime dittatoriale di Mugabe, politico sanguinario, ma amatissimo nel suo paese. Molto più valida, invece, è stata la scelta di aprire uno studio discografico ad Harare, la capitale, per aiutare i giovani africani a uscire dalla povertà tramite la musica.
Un ritorno in grande stile per il sinjay, vero ambasciatore della musica giamaicana nel mondo. The Chant si rivela un disco completo: liriche, suoni, un messaggio positivo. Cosa volere di più?

(23/02/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino