Simian Mobile Disco – Unpatterns

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
6.0


Voto
5.7

5.7/ 10

di Matteo Monaco

Un disco di techno-minimal può aprire la strada a molte considerazioni, e a molte sviste.  Una possibilità che diventa realtà con i Simian Mobile Disco, giunti alla dorata serenità del quarto album. Scappa un sorriso, ripensando agli accostamenti tra il duo inglese e i presunti maestri, operati dalla critica qualche anno fa. Sulle ali del fenomeno electro, il duo Ford-Shaw veniva paragonato ai nuovi Justice, passando per i francesissimi Daft Punk, per finire con i più classici Chemical Brothers. Va da sè, a volte l’eloquenza giornalistica ha la priorità anche sui contenuti. Anche a costo di banalizzare e omettere gli aspetti più salienti del discorso. Perchè nei fatti, ascoltando Unpatterns, si può descrivere un universo sonoro autosufficiente, autarchico nelle forme e negli obiettivi. Un ipotetico scienziato del suono, per usare un esempio lontano dalla carta stampata, partirebbe con il confronto tra Unpatterns e il gemello già pubblicato Delicacies. Trovando, tra un pezzo e l’altro, il riscontro di una virata “dura” e un rimando costante tra i due album. Poi forse arriverebbe a dire che i Simian Mobile Disco non c’entrano nulla con il french-touch, con le linee melodiche aperte e con l’arrangiamento pop dei produttori d’Oltralpe; il nervoso giro di Interference parla di certo una lingua più gutturale del francese. Che dire allora dell’influenza dei colleghi british? L’Inghilterra, che ha dato i natali ad una miriade di forme elettroniche, non sembra proprio riconoscere la paternità di Cerulean e di A Species Out Of Control. Il codice alla base di Unpatterns, concluderebbe lo scienziato, suona come il tedesco parlato nel Brandeburgo. Magari dopo un lungo viaggio nella Dusseldorf dei Kraftwerk, e prima di un veloce rended-vous con Moroder. Quasi come un’illuminazione di ritorno, dal passato della loro musica ma anche del loro genere, i Simian Mobile Disco ripartono dagli algidi beat intarsiati nelle linee precise di basso. Ritrovando così la vena degli esordi e limitando le derive ambient, verso l’indirizzo di una sofisticata dancefloor. Non servono lauree e specializzazioni per capirlo: l’aura mitica e la fama internazionale non sono sinonimi di Simian Mobile Disco. Eppure è ingiusto parlare di “fenomeno mancato”, quando l’orticello coltivato dai due produttori somiglia sempre più ad un’impeccabile opera d’arte.

(11/05/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.