Shining – Redefining Darkness

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
8.0

8/ 10

di Alekos Capelli

Redefining Darkness (titolo programmatico, semmai ce n’è stato uno) è l’ottavo lavoro per gli Shining, controversa creatura di Kvarforth, artista tra i più citati e quotati nell’odierno panorama black internazionale. Dopo aver contribuito in maniera determinante alla codificazione e al successo del cosiddetto sottogenere suicidal (soprattutto nei primi tre lavori), il musicista svedese ha dimostrato le capacità (e in parte la furbizia) necessarie a (r)innovare costantemente il proprio sound, integrandolo con elementi progressivamente più distanti e collaterali alla classica ricetta black (cfr. Halmstad, 2007). Croce e delizia dei propri numerosi fan, Kvarforth è un personaggio che vive sicuramente di eccessi e contraddizioni, opportunamente sostenuti da una robusta dose di (auto)ironia, ma è prima di tutto un musicista competente e accorto, e il nuovo album è forse la dimostrazione più forte e lampante di questa sua qualità, neanche lontana parente degli vaghi territori lo-fi in cui si muovono altre realtà concettualmente affini. Questo ottavo album è davvero la summa del kvarforth-pensiero, applicato a un’estetica ormai dichiaratamente pop, nel senso letterale (non certo stilistico) del termine. Le potenzialità commerciali, l’appeal e il gradimento generale, diffuso, e dunque popolare degli odierni Shining sono infatti elevatissimi, nella misura in cui il fascino malsano, morboso e oscuro di Redefining Darkness è tirato a lucido, proprio come il binomio camicia bianca/cravatta nera stilizzato in copertina. Non sorprende quindi nemmeno il ricorso, in ben tre canzoni, alla lingua inglese, idioma internazionalmente comprensibile e spendibile, sul piano dei contenuti. A livello prettamente musicale il disco suona tutt’altro che leggero e rilassato, e, complice anche la partenza violenta e infernale di Du, Mitt Konstverk, mostra con piacere denti e artigli metallici, nel chitarrismo di Peter Huss, perfettamente in grado di reggere la situazione, seppur orfana del collega Fredric Gråby. Sotto un certo punto di vista il songwriting di questi brani può essere visto come il perfetto mix dei modernismi di Klagopsalmer (2009) con la malinconia di The Eerie Cold (2005), come dimostra la stupenda The Ghastly Silence, il cui ingente tasso melodico vocale è quasi messo in secondo piano da affascinanti partiture di sax (Andreas Huss). La bipolare e ciclotimica giostra degli Shining procede continuando a giustapporre momenti aggressivi (Han Som Hatar Människan) e sezioni introspettive, nelle quali trovano spazio ospiti come Hoest, Andy LaRocque e Rob Caggiano (Anthrax), fino alla pioggia catartica di For The God Below, dichiarazione d’intenti e ritratto d’artista, che apre un piccolo spiraglio nella sua abituale misantropia, associandola a un certa umanità, per quanto malata e distorta. Per tutti questi elementi fondanti, per la sua profondità, composta di molteplici sfaccettature e livelli di lettura, Redefining Darkness supera gli esiti del precedente Född Förlorare, mostrando il volto maturo e solido di un progetto artistico troppo spesso valutato più per gli eccessi personali e massmediatici, che per l’effettiva proposta musicale. L’oscurità ridefinita degli Shining sarà forse meno impenetrabile ed elitaria, ma è sempre dannatamente preziosa e affascinante.

(09/11/2012)

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Alekos Capelli
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