Sevendust – Blackout The Sun

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Matteo Mezzano

Dopo tre anni di assenza dalle scene tornano i Sevendust con il loro nono album, un lavoro che mi ha spiazzato, nel bene e nel male. Questo Blackout The Sun continua le sonorità del precedente Cold Day Memory incattivendole, appesantendole con un ulteriore carico di groove e miscelando al tutto una sempre più crescente vena melodica: durante l’ascolto avevo come la sensazione che la sezione melodica stesse suonando il metalcore più colto mentre quella ritmica accompagnava col più ignorante nu metal. Questo è un approccio che avevo già ascoltato nei loro precedenti lavori, ma che ha preso forma consistente solo ora. L’effetto finale è molto soddisfacente e risulta fresco e convincente, sebbene possa non convincere gli ascoltatori più integralisti. Da annoverare tra le migliori sicuramente Decay, spregiudicata col suo riffone iniziale molto ma molto Lamb Of God, Dead Roses con la sua dolcezza aggressiva, Till Death con il suo growl e le sue ritmiche cariche di groove, ma su tutte spicca la title track Blackout The Sun, commovente sia per il testo sia per le melodie e il cantato strazianti. Purtroppo però il più grande difetto del disco, che lo allontana dall’Olimpo, è che alcune canzoni, per quanto perfette tecnicamente, manchino di mordente: il rischio è che vengano quindi presto dimenticate. Nulla di grave badate, perchè il disco resta un’opera ben riuscita, che ha ulteriormente arricchito il sound della band, che è sempre stata capace di andare avanti senza mai ammuffirsi sulla stessa unica sonorità. Nonostante tutto mi sento di promuovere questo Blackout The Sun, e voglio consigliarlo a tutti gli amanti del genere, invitandoli magari anche a ripescarsi i passati lavori dei Sevendust, troppo spesso dimenticati nel Bel Paese.

(08/04/2013)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.