L’Officina della Camomilla – Senontipiacefalostesso Uno

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Emanuela La Mela

Solo qualche mese fa li avevo lasciati lì, in un pub di Brera, che, tra Du Demon e alcolici vari, mi narravano di questo album variegato alla vaniglia che sarebbe uscito a breve e della “tratta Piola-Villa fiorita“. Così dopo tanta attesa, ammazzata nel corso degli anni sconvolgendoci con i loro pezzi sul Tubo, il 5 febbraio è uscito il primo album dell’Officina della CamomillaSenontipiacefalostesso Uno. Etichetta? Chiaramente Garrincha Dischi, già generatrice di artisti di spessore (per citarne qualcuno Nel dubbio, ManzOni, Le-Li, nonché i ben noti Lo Stato Sociale). Nel gruppo, oltre agli storici membri fondatori Francesco De Leo (voce) e Claudio Tarantino (batteria e voce), militano Marco (o Morco, che dir si voglia) Amadio al basso, Ilaria Baia Curioni alle tastiere e Anna Viganò alla chitarra. Il disco contiene tredici mini racconti che decantano il disagio giovanile contemporaneo in maniera del tutto spensierata: dodici release masticate, stropicciate fino all’impeccabilità, più un inedito, Città mostro di vestiti, dolce e solenne filastrocca da pianoforte sull’odi et amo milanese, un brano da bicicletta, che sembra guizzare tra i tasti e i campi verdi della periferia.

lofficinadellacamomilla

Alquanto difficile scegliere le tracce migliori: è un lp tutto fondato sul vino d’annata e su testi garage futuristi da stato onirico e inconscio.  Si apre con uno dei loro cavalli di battaglia, Dai graffiti del mercato comunale, in bilico tra sonorità vintage e il power pop à la Strokes, dipinge una Cecilia piromane, un pò rockabilly, a pois. Morte per colazione è la raffigurazione della spensieratezza, indie pop da giravolta rockeggiante, sboccata, sa di disagio tardo-adolescenziale da cielo urbano degradato in cui morire beati. O, ancora, La tua ragazza non ascolta i Beat Happening (con il featuring de Lo Stato Sociale), la canzone da non fare ascoltare mai a tua madre (o si?), da condotta suscettibile di arresto (“siamo pieni di droga”), ha la parvenza di un inno alla droga, quando, invece, questa è solo metafora dell’amore tra due ragazzi che si rincorrono storditi! Si passa alla caleidoscopica e incendiaria, sociopatica, Agata Brioches, dal beat veloce e sempre più vintage, a tratti psichedelico. Un fiore per coltello è un racconto storico psicoanalitico di un amore marcio, con ritratti evocativi (“di profilo sembri Monica Vitti“) e insulti (“al posto del cuore hai il veleno che aveva in gola Napoleone” e “le tue storie d’amore hanno la resistenza dei fiori sotto ai temporali“) tra clapping e tamburelli, con soluzioni chitarristiche mai banali e neanche troppo barocche. latteHo fatto esplodere il mio condominio di merda è un brano up-tempo con riff di chitarre incazzate, dissociale, con tanto di citazione delle Kandeggina Gang, gridato con impeto rabbioso anche dall’incontenibile batteria e dalla voce di Claudio, resta comunque una rabbia apparente, infatti, “e non mi viene bene l’urlo a me“, urla teneramente Franco nella coda finale. Lulù devi studiare Marc Augé, lirica da vera guerriglia semiologica (“non puoi morire in un rettangolo” e “i dispiaceri si muovono come una lavastoviglie”), in cui sembra vedere la protagonista volteggiare lenta tra le note delle tastiere sovrapposte, riecheggianti un luna park parigino ed il movimento delle lucciole, crea un’atmosfera da sonorità islandese e da xilofono colorato con cui giocavamo da bambini. Con Le mie pareti fluorescenti di nord Africa ci addentriamo in una narrazione alla Edgar Allan Poe in chiave pop (“mostri innamorati devastano Milano“), con una batteria dirompente, sembra uscire da un giradischi 60’s. Si passa a La provincia non è bella da fotografare, che disegna un Moreno bruttissimo, dal sapore esotic-folk, concettuale e pop art (“e facciamo canzoni sui mobili dell’Ikea”). Pegaso disco bar approda in territorio ska con trombe e fotografie pulp (“una ragazza francese cieca da un occhio”). La fischiettante Ti porterò a cena sul braccio della ruspadal suono gentile, anche un po’ bossa nova, con ancora Tarantino in sottofondo, sul neoromanticismo delle cene, con una rivisitazione  del pensiero kantiano, ottimo da intonare dopo aver dato l’esame di filosofia teoretica (“la legge morale dentro di me e la pozza di fango dentro di te”), con tanto di imprecazione al cielo (“ per tutti i nostri cieli tremendi e dolcissimi”). La raccolta si conclude con quello che possiamo definire il manifesto dell’Officina, Senontipiacefalostesso: è il pezzo più introspettivo dell’album, introspettività che scivola, già dall’attacco, sugli arpeggi delle note limpide della chitarra, per poi trovare il culmine nei violini di sottofondo. Una ballata Sturm und Drang, dal sound nostalgico alla Moldy Peaches , ricorda il mare con le barchette di carta che vi navigano malinconiche e le passeggiate struggenti e spleen lungo la riva.

La chiave di volta dei brani dell’Officina risiede nell’ immaginazione: viene annullato qualsiasi rapporto tra significante e significato ed il processo attuato dalla nostra mente è solo quello della metafora e di insolite associazioni di idee, come se stessimo interpretando delle  macchie di Rorschach. Allucinogeni e visionari, che ipnotizzano l’ascoltatore come le spirali di Duchamp, i brani sanno di metropolitana, di ricordi in macchina, di conversazioni in un bar cinese davanti ad un amaro e di quelle solo immaginate, di Parco Sempione attraversato in bicicletta con i fiori colorati alle spalle, ma anche di lunghe passeggiate sul canale St-Martin a fare rimbalzare i sassi. Il disco mette in luce le particolari vocalità, i testi avant-garde e scapigliati, e l’ indiscussa tecnica dei Nostri musicisti , e sfugge a qualsiasi tentativo di ingabbiare i Camomilli ad un genere predefinito. Attendiamo Senontipiacefalostesso Due. E non perdeteveli dal vivo,farlo sarebbe come vedere un bel tramonto in cartolina.

(11/02/2013)

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Emanuela La Mela
Emanuela La Mela

Studentessa di Scienze della Comunicazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania. Indiepatica, ama i fiocchi di neve, Claudio Lolli&Riccardo Sinigallia, Nanni Moretti, le nuvole, lo xilofono, le fragole, i Barbapapà, i film francesi, i faraglioni di Acitrezza, Mastandrea, l'Islanda, rubare scalette ai concerti. Bolscevicamente soviet.