Sean Paul – Tomahawk Technique

Scheda
Rispetto al genere
3.5


Rispetto alla carriera
3.0


Hype
4.0


Voto
3.5

3.5/ 10

di Lorenzo Li Veli

It’s all good, girl turn me on”. Era il 2002 e nelle radio impazzava Get Busy, tormentone in salsa giamaicana del giovane talento Sean Paul. Pioggia di vendite, un Grammy intascato e la strada spianata verso una carriera di soddisfazioni. Il seguito di Dutty Rock, The Trinity, ottiene un successo ancora maggiore, facendo sbarcare il dj persino nei tanto ambiti Stati Uniti. Qualcosa, però, si inceppa nel perfetto ingranaggio ed ecco i primi scricchiolii: Imperial Blaze è un lavoro decisamente sottotono, che, purtroppo, fa presagire al peggio. Nulla, però, neppure nei peggiori incubi, si avvicina alla desolazione di Tomahawk Technique, nuovo lavoro di Sean Paul, dal 31 gennaio nei negozi di dischi.
Un cambiamento radicale, un taglio netto col passato, che si riscontra nella nuova capigliatura del cantante: addio alle treccine in favore di un scolpita cresta da mohicano (da cui il richiamo al tomahawk, arma simbolo degli Indiani d’America). Le sonorità dancehall sono ormai uno sbiadito ricordo perso nella nebbia. Il deejay giamaicano, infatti, opta per sonorità più commerciabili, tendenti all’elettronica, invece che lo stile più duro che ha contraddistinto i suoi primi lavori. Esempio lampante è il singolo di lancio, in collaborazione con la diciannovenne Alexis Jordan: sonorità patinate e posticce, le origini dancehall dimenticate, Got 2 Luv U non può non passare inosservato. In She doesn’t mind, secondo singolo, il cambiamento è in parte attenuato. Se le strofe ricordano il vecchio Sean Paul, il ritornello con tanto di autotune e forti contaminazioni pseudo-pop rovina quando di buono fatto in precedenza. Purtroppo l’album continua su questa strada, migliorando solo dopo il duetto con Kelly Rowland (How deep is your love), unica boa di salvataggio nel fallimento artistico che il disco rappresenta. La parte centrale dell’album pare essere frutto di una fotocopiatrice. In Body, What I Want, Dream Girl, Hold On la monotonia è la vera protagonista: abuso di autotune, qualche battuta in levare, ma molta, troppa elettronica. La scelta di Sean Paul di adottare uno stile più cantato non paga, viste le scarse capacità vocali.

In sintesi, nulla si salva in Tomahawk Technique, prima grande delusione del 2012 made in Jamaica. Com’è possibile che l’artista capace di tormentoni come Like Glue o Ever Blazin si sia ridotto alla fotocopia deludente di se stesso? Il quesito è ancora aperto.

(02/02/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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