Scud Mountain Boys – Do You Love The Sun

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
7.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Giacomo Dalla Valentina
Uno spassionato consiglio: se mai vi capitasse tra le mani Do You Love The Sun, nuovissimo e totalmente ignorato album degli Scud Mountain Boys, band di cui quasi sicuramente non avete mai sentito parlare, compratelo e correte a casa vostra.
Saltate la traccia iniziale e cominciate ad ascoltarlo da Double Bed, la seconda canzone.
Chiudete gli occhi e immaginatevi qualcosa come i paesaggi maestosi del Wyoming di Brokeback Mountain: l’erba che fluttua, i pini e le mandrie di pesanti bufali che si spostano come una macchia d’inchiostro su di un foglio verde.
L’immagine è volutamente retorica e non poco stucchevole, ma potrebbe rendere quello che gli Scud Mountain Boys riescono ad ispirare, con una potenza evocativa non indifferente ed in qualche modo tipica di molti grandi artisti statunitensi (nei quali sicuramente si rispecchia, assumendo le forme più disparate, una maestosità del paesaggio che non ha eguali nel mondo occidentale).
Quella degli SMB è una vicenda interessante: sono appena cominciati gli anni ’90 quando Joe Pernice catalizza intorno a sé i musicisti (inizialmente, gli Scuds) con cui solo nel 1995, dopo alcune travagliate vicende legali e personali, esordirà per Sub Pop con Pine Box. Le sonorità della band Northampton, Massachusetts sono già formate, mature: il loro è un folk crudo, privo di fronzoli, di quel genere che o ti emoziona o ti fa schifo, ad essere franchi. E, in quei primi anni, gli SMB riuscirono ad emozionare un bel po’ di persone, tanto che il loro terzo lavoro (Massachusetts) viene ad oggi considerato dalla critica un quasi-capolavoro di neo-folk , tanto da aver portato molti ad interrogarsi sul motivo della sparizione, nel 1996, di questa bizzarra band che usava fare concerti seduti ad un tavolo, alla luce di un’abat-jour, sommersi da birre e sigarette Marlboro.
Poi, ad un certo punto, sul blog di Joe Pernice (l’unico che aveva continuato a fare musica -con il fratello Bob- ammorbidendo i riff degli SMB), compare un messaggio del cantante: gli Scud Mountain Boys si sono riformati dopo quindici anni, dice, ma se non vi sono piaciuti i primi tre album probabilmente non vi piacerà nemmeno Do You Love The Sun.
Nulla di più vero: la musica della band americana sembra essere stata cristallizzata, tenuta sotto formalina e ripescata più di un decennio dopo nella sua forma originale: nessuna evoluzione, nessun passo avanti. Ma allo steso tempo pochi sono i segni d’invecchiamento, se non si considera una certa tendenza ad adagiarsi, a coccolarsi in un citazionismo (verso se stessi, ma anche verso grandi classici americani come Johnny Cash) che rischia, alla lunga, di annoiare. È il caso ad esempio della lenta Crown of Thorns o di Orphan Girl, dove l’anelito alle origini è troppo esplicito, retorico; altrove, però, il genio di Joe Pernice riemerge prepotentemente. Ascoltando pezzi come la bellissima Double Bed (nella quale si ritrovano le sensazioni che avevano reso Silo una delle canzoni migliori degli SMB di un tempo), gli accordi di piano di Learn to Love Him o le note acide (che fanno venire in mente altri “grandi” americani contemporanei, come Mark Oliver Everett e i Wilco) di Son of a BitchThe Mendicant.
In definitiva, se voleste avvicinarvi per la prima volta al folk contemporaneo a stelle e strisce non vi consiglierei Do You Love The Sun perché in certi punti lacunoso e privo di verve, e allo stesso modo se voleste ascoltare il meglio degli Scud Mountain Boys vi indirizzerei piuttosto su Massachusetts (1996), il vero canto del cigno della band di Northampton.
Tutto questo però non toglie che il ritorno sulle scene di una band che sicuramente non ha ancora dato tutto quello che poteva dare e che, con un po’ di ottimismo, riserva ancora qualche asso nella manica, non può che farci sperare in prospettive rosee per il folk mondiale.

(27/08/2013)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.