Scott Walker – Bish Bosch

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.0

9/ 10

di Marco Favaro

È abitudine comune definire crooning lo stile di canto di Scott Walker. Indubbiamente il più popolare crooner del Novecento è stato Frank Sinatra. Nel Frank Sinatra Show (andato in onda sul canale televisivo CBS tra 1950 e 1952), Sinatra si destreggia tra un ospite e l’altro, spesso con un drink in mano, ed effonde il suo fascino sul pubblico: scherza e canta, da crooner appunto, interpretando canzoni melodiche, ora sussurrando, ora a gran voce.  Solitamente è accompagnato da una bellissima diva; dietro c’è l’orchestra, con il blues che si colora di note alterate. L’età d’oro dello swing e dei grandi sorrisi.  Sessant’anni dopo esce per l’etichetta 4AD Bish Bosch, album con cui Scott Walker, artista che dagli anni ’60 ad oggi ha subito una serie infinita di straordinarie metamorfosi, prosegue sulla via dell’avanguardia intrapresa con i precedenti  Tilt (1995) e The Drift (2006). Di cosa  parla Scott Walker il crooner? Che cosa suona l’orchestra dietro? Si annuncia la venuta sul palcoscenico di qualcuno/qualcosa?

 Impossibile da interiorizzare con un solo ascolto, da sviscerare invece nel tempo, Bish Bosch ha la propria summa stilistica e poetica nella stratificazione, esattamente come le opere del pittore fiammingo Hieronymus Bosch (1453-1516), delle quali si propongono continuamente nuove interpretazioni. Il titolo del disco deriva  dall’associazione del cognome del pittore, Bosch, al termine Bish, slang per bitch, puttana.  Ma la pronuncia di Bish Bosch suona come l’espressione in slang bish bosh, ovvero lavoro concluso. Se si da un’occhiata ai lavori di Bosch, l’unione di queste associazioni evoca precisamente qualcosa di definitivo, un lavoro concluso, se non IL lavoro concluso, una quanto mai enigmatica finis mundi. “I was thinking about making the title refer to a mythological, all-encompassing, giant woman artist”. Una donna artista gigante che includesse tutto in sé. Al confine tra mitologia e storia razionale, come le statuette delle grandi madri neolitiche.

scott

L’approccio alle liriche di Bish Bosch, parte assolutamente preminente del  disco, dovrebbe essere un’iniziativa personale, dunque ci si limiterà qui a qualche indicazione generale. Complessivamente, sembra che attraverso i testi Walker vada nella direzione di una ri-mitologizzazione del suo universo: il susseguirsi delle parole mira a rendere operativi, caricare di significato eventi minori, rendere universali percezioni e interpretazioni personali, storie che hanno attraversato la Storia, note o meno. Walker attinge da un pozzo profondo, mescola e, da buon crooner, presenta. Sussurrando o vuotando i polmoni. Interessante il fatto che la prima traccia sia collegata a Frank Sinatra. ‘See you don’t bump his head’ è la battuta non pronunciata da Montgomery Clift in From here to eternity, tagliata dalla scena in cui Clift ammonisce i soldati che stanno spostando il cadavere di Angelo Maggio, interpretato appunto da Frank Sinatra, che vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Walker ripete “mentre si strappano piume da una canto di cigno”: strano ponte tra la morte di una maschera di Sinatra e il canto del cigno del mondo. Per vedere se in mano è rimasta qualche piuma.

Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch – Il Giardino delle delizie

Corps De Blah fa riferimento al villaggio tirolese di Sterzing, noto rifugio di ufficiali nazisti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Walker procede così ad assemblare materiali, ad incastrare storie nelle storie, ad accostare citazioni bibliche a tecnicismi presi dalla biologia molecolare. In Phrasing, l’inno ricorrente è  P-a-i-n i-s n-o-t a-l-o-n-e. Risuona nelle strade proteiche di cui siamo composti. SDSS 1416+13B (Zercon, a flagpole sitter) accomuna due brown dwarves. Il primo è Zercon, nano Moro che intratteneva i banchetti della corte di Attila, re degli Unni.  Walker  ne immagina una fuga verso l’alto, dipingendolo prima in cielo circondato da aquile, poi come San Simeone Stilita, santo e asceta cristiano che visse 37 anni su una colonna in Siria, ancora come Alvin “Shipwreck” Kelly, ex-marinaio che nei primi del Novecento lanciò la moda di sedersi sulle aste delle bandiere, infine come il secondo brown dwarf, SDSS 1416+13B. È questo il nome dato nel 2010 ad una nana bruna, particolare tipo di oggetto celeste, dotato di massa maggiore di quella di un pianeta, ma minore di quella di una stella; esso brucia la sua massa fino a raffreddarsi. Fuga metafisica di un nano dalla corte di Attila verso la fine di una sub-stella persa nell’Universo e nei suoi 13,7 miliardi di anni. Epizootics! è il termine usato nello slang degli anni ’40 per indicare un alto numero di infezioni in un’epidemia ( e ricorda anche l’afta epizootica che riaffiora spesso nelle pagine dell’Ulisse di Joyce): il testo evoca masse (umane?) che premono violentemente una sull’altra. Attraverso Dimple (dove le fossette facciali, che rimangono nello stesso posto nonostante l’invecchiamento della pelle e il disfacimento del viso, sono metafora di una presenza costante, una faccia mitologica eterna), Tar (rassegna di contraddizioni bibliche) e Pilgrim si arriva alla finale The day the ‘Conducator’ died, canto sul Natale 1989, quando il dittatore rumeno Nicolae Ceausescu e su moglie Elena furono giustiziati da un plotone militare, al termine della loro fuga.

bosh

 L’opera più famosa di Hieronymus Bosch è il trittico del Giardino delle delizie; il pannello di destra è conosciuto come l’Inferno Musicale; nella rappresentazione, gli strumenti musicali sono utilizzati come strumenti di tortura. Walker usa invece il silenzio, pesante, invasivo, onniavvolgente come la grande donna di cui sopra. A dividere il silenzio in silenzi minori ci sono batteria e percussioni, tastiere, basso e chitarre. E l’orchestra, fondamentale per accompagnare il crooner. Qui però gli strumenti non sostengono la voce ma intervengono a spezzarne il discorso; se viene accennata una melodia le chitarre intervengono a disperderla nella distorsione, l’orchestra non riempie, non crea armonia, ma rumori o intrecci sottili. Melodia stentata, poca armonia, è il silenzio ad unire. Tanti gli strumenti utilizzati, indimenticabili però gli ottoni di Epizootics!, raro incrocio tra sax e tuba, difficile dire se squillo angelico o infernale.

 Un’ultima osservazione di ricezione. Bish Bosch è, come si è detto, un lavoro stratificato, denso, dove gli elementi si accalcano, ma anche un lavoro sul silenzio, sul vuoto e sull’incapacità di dire. Cosmica e personale. Un lavoro di avanguardia, eppure non ascrivibile ad una delle molte correnti laterali attraverso cui il rock ha tentato di reinventarsi; è un disco situato sul (oltre il?) limen dopo il quale il rock perde la sua capacità espressiva.  Nel 2012 , con Bish Bosch ed un personaggio come Scott Walker, che dal beat ad oggi ha attraversato quasi tutto, forse non si sfiorerebbe troppo l’esagerazione nel dire esaurite le capacità espressive del rock. Bish Bosch è monolitico, scritto, testi-nomi dei musicisti-degli studi annotati con cura, davanti ad un futuro di musica più dispersa, orale, frammentata -insomma- diversa. Opera matura, in bilico tra pesantezza ossessiva e sottofondo leggero; forse una radiazione di fondo alle esistenze che indugiano davanti ad un caffè ed al mondo sfuggito di mano.

(13/12/2012)

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Marco Favaro
Marco Favaro

Collaboratore. Cantante e chitarrista nei Dieci Piccoli Indiani.