Scott Kelly And The Road Home – The Forgiven Ghost In Me

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
7.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Alekos Capelli

Nel composito panorama della musica pe(n)sante degli ultimi anni è davvero impossibile non citare i Neurosis, band pionieristica e genuinamente sperimentale, che, dai suoi esordi (1985) al presente, ha saputo evolversi costantemente, senza snaturarsi. Tra i principali artefici di tale avventura artistica all’insegna del post-core (che tra poco si amplierà col nuovo Honour Found In Deacy), c’è sicuramente Scott Kelly, cantante e chitarrista che non ha mai fatto mistero del suo eterogeneo appetito musicale. In questo caso Kelly (in forze anche a Tribes Of Neurot, Blood And Time, Shrinebuilder) torna a proporre il suo lato più intimista e minimalista, attraverso quel dark folk acustico al quale si dedica, occasionalmente, da ormai una decina d’anni a questa parte. The Forgiven Ghost In Me, segue infatti Spirit Bound Flesh (2001) e The Wake (2008), album solisti che, di pari passo con gli altrettanti omologhi firmati Steve Von Till, hanno sicuramente saputo affascinare e approfondire il rapporto trasversale con l’audience, nato grazie alla band madre. L’evocativa copertina del disco rende evidente un cambio di monicker, Scott Kelly And The Road Home, dietro al quale si trovano Noah Landis (tastiere ed effetti, sempre Neurosis) e Greg Dale (ex chitarrista/cantante degli Sorrow Town Choir, ora egli stesso solista, col valido Songs From the Shallow Waters). Un ampliamento di personale che però non cambia la sostanza della proposta musicale ivi contenuta, tuttora basata sulla matrice western/southern folk, che, discendendo dal country più minimalista ed essenziale, si incontra con le esperienze fondamentali di Guthrie, Seeger, Cash e Young. Rispetto ai due dischi precedenti The Forgiven Ghost In Me appare da subito maggiormente strutturato e vario, sia nella composizione che negli arrangiamenti, con brani che cambiano registro, da pure ballate, come l’opener A Spirit Redeemed To The Sun, a brani più sperimentali, come The Field That Surrounds Me (che ospita Jason Roeder, altro compagno nei Neurosis), passando per composizioni che sembrano delle vere e proprie traduzioni acustiche del modus componendi, dilatato, ricorsivo e quasi ascetico, tipico dei gli ultimi Neurosis (In the Waking Hours, We Let The Hell Come). In questi brani del musicista di Oakland si espone senza alcun filtro o espediente di sorta, lasciando che sia la nuda sostanza di musica e pensieri, a fluire liberamente, per colmare il vuoto di spazio e di tempo, che necessariamente separa la sua esperienza intima e personale, dalla percezione/interpretazione dell’ascoltatore, prontamente e spontaneamente assorbito dagli umori umbratili e dalle atmosfere trascendenti, ma tutt’altro che astratte, evocate dalla chitarra e dalla voce di Kelly, che, anche e soprattutto con The Forgiven Ghost In Me, si conferma artista di capacità e sensibilità superiori.

(10/09/2012)

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Alekos Capelli
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