ScHoolboy Q – Habits & Contradictions

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Lorenzo Li Veli

Quando un rapper riesce a ottenere successo, vasto o contenuto che sia, si svolge sempre lo stesso copione: un suo compagno, indegno di ottenere celebrità, riesce ad averla, sfruttando la scia di popolarità, venendo presto dimenticato; oppure, rimanere fermo nel backstage a raccogliere le briciole. Situazione vista già molte, troppe volte per definirla un semplice luogo comune. Il caso di ScHoolboy Q, però, è diverso. Nel 2011 esplode il fenomeno Kendrick Lamar: giovane rapper californiano, a marzo pubblica Section.80 ed è subito Lamar-mania. In breve tempo, collabora con tutti i pesi massimi dell’hip hop odierno (Snoop Dogg, Game e Tech N9ne), venendo addirittura incoronato “nuovo re della West Coast” da Game, Snoop Dogg e Dr. Dre. Ecco, così, spuntare le luci della ribalta sulla Top Dawg Entertainment, crew di cui è membro insieme al già citato ScHoolboy Q, Ab Soul e Jay Rock. ScHoolboy Q. però, è un artista particolare. Si sono sprecati i paragoni con Kendrick Lamar, ma sono assolutamente fuori luogo: i due hanno due percorsi musicali differenti, sono diversi e, soprattutto, hanno idee sul rap che non combaciano alla perfezione. Sono simili, questo sì, ma non sono l’uno la fotocopia dell’altro. Il 2011, si diceva, è stato l’anno di Kendrick Lamar. Il 2012, piccola previsione, sarà l’anno della definitiva consacrazione della Top Dawg. E Habits & Contradictions, il nuovo cd di ScHoolboy Q è qui per dimostrarlo.
Il concept dell’album è esplicito: un viaggio attraverso le abitudini e contraddizioni che influenzano la vita del rapper californiano. L’album è a due facce: quella più soft e quella più profonda. Questa dicotomia si riflette, di conseguenza, anche sulle sonorità. Habits & Contradictions è contraddistinto da suoni calmi, tendenti al soul e all’ambient, ma ha, ogni tanto, scatti di vitalità, con batterie più frenetiche (There he go). Lex Luger, abituato a regalare banger da discoteca, si adegua e stupisce: la produzione più vellutata, Grooveline pt. 1, è opera sua. La vera forza, però, è il saper fondere questi due filoni musicali in un unico tappeto sonoro: Hands on the weel, con l’altra scoperta del 2011 A$ap Rocky, ne è l’esempio migliore.
ScHoolboy Q è un Giano bifronte. Parte in quinta, si acquieta, poi di nuovo forsennato, senza conoscere mezze misure. Anche i testi riflettono la volontà esplicito del rapper. Le canzoni più leggere (Druggy with hoes) hanno dei validi contrappesi, che rendono ScHoolboy Q un artista dai pensieri profondi: Sacrilegious, traccia iniziale, è una disquisizione sul mondo della religione e sulla moderna abitudine di idolatrare falsi miti, mentre Blessed, miglior canzone in assoluto grazie anche al featuring di Lamar, recita “don’t stress my nigga, we all blessed my nigga”. Insomma, niente male per un artista al primo lavoro ufficiale.
ScHoolboy Q dimostra di aver carattere e di riuscire a costruire la propria carriera senza seguire pedissequamente il percorso tracciato dal suo compagno di crew. Riesce anche a distaccarsi dal tipo di rap più “caciarone”, dai suoni pomposi e altisonanti. Habits & Contradictions, invece, è un disco atipico, che fa, però, della semplicità uno dei punti di forza. Ci si augura un futuro roseo per il rapper, anche se, viste le promesse, c’è da scommettere che sarà proprio così.

(19/01/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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