Satyricon – Satyricon

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
7.0


Voto
6.0

6/ 10

di Alekos Capelli

Per i fan del black metal i Satyricon sono (erano?) una certezza, uno dei pochi nomi in grado di portare il genere su un altro livello (artistico, concettuale). Il longevo duo composto da Satyr e Frost ha infatti prodotto veri capisaldi come The Shadowthrone e Nemesis Divina, prima di intraprendere un percorso più libero e sperimentale con Rebel Extravaganza e Volcano. I tempi più recenti hanno visto la band puntare sopratutto su semplificazione e accessibilità (Now, Diabolical e The Age of Nero), perdendo molto in termini di credibilità e valenza artistica. Per tale ragione e condizione il nuovo omonimo Satyricon funge da necessario tentativo di reset e remake della propria identità, cercando di condensare in un unico contenitore compositivo l’anima più tradizionalmente black con il groove commerciale caratteristico degli ultimi lavori.

Impresa riuscita solo in parte, giacchè l’ultima fatica dei norvegesi vive di luci e ombre, esperimenti riusciti, svisate fuori target e tanto mestiere. Nel dettaglio pare evidente fin da subito che Satyr abbia deciso di puntare molto sull’epicità, attraverso melodie chitarristiche lente ed evocative (Tro Og Kraft, Nocturnal Flare), che non possono non far pensare al doom primigenio di certi Black Sabbath. Tale cifra stilistica popola gran parte delle tracce, risultando forse la peculiarità più saliente del lavoro.
Impossibile non citare anche Phoenix, quasi una ballata black, con tanto di voce pulita da crooner (del guest Sivert Høyem, in forza ai Madrugada), davvero straniante, se associata al monicker Satyricon, ma in fin dei conti non abbastanza intensa o entusiasmante da poter dirsi completamente riuscita. Va da se che le cose migliori rimangano quindi i momenti più devoti alla tradizione (leggasi fan-service sfrenato), come gli efficaci mid-tempo di Our World, It Rumbles Tonight e l’iconica Ageless Northern Spirit, oppure le accelerazioni thrashy di Nekrohaven. Disunito e disomogeneo, Satyricon è un album che avanza quasi a tentoni, dando l’impressione di brancolare in un’oscurità un tempo familiare, ma oggi quasi aliena, nella sua difficile e incostante interpretazione.

Purtroppo il bilancio generale di questo eponimo fotografa una band stanca e incerta, che resta a galla solo grazie a indiscutibili doti strumentali/interpretative e alla sostanziale nullità della concorrenza, motivo per cui rimane comuqnue più piacevole ascoltare un pessimo album dei Satyricon, che la maggioranza delle altre uscite di genere. Un passo avanti rispetto all’ancor più scialbo The Age Of Nero, ma anni-luce dietro ai capolavori di un tempo. Sic transit gloria mundi.

(23/09/2013)

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Alekos Capelli
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