Sara Loreni: dovresti alzare il volume per Mentha

di Luca Morazzini

“Mentha” è un disco uscito il 14 settembre per Maciste Dischi, lo sentirete in ambiti in cui probabilmente sarà apprezzato, non si tratta del solito disco di musica italiana che proviamo a farci piacere per via delle nostre origini latine. Si perché insomma dovremmo anche finirla di ghettizzare queste produzioni, è da sempre che è così e spesso perdiamo di vista quello che in realtà è importante, ovvero l’esaltarci/disperarci per cose già ascoltate, già viste e già fatte.

Il disco è della cantautrice Sara Loreni, non si tratta di un nome notissimo nell’establishment della Canzone, se la “googlate” vi apparirà un video di una sua esibizione per Webnotte in cui è alle prese con un looper a “miracol mostrare”. Ricorda molto la PFM quando negli anni 70 andava in televisione a spiegare al pubblico cosa era un sintetizzatore. Nella notte profonda del “compiacimento pop” credo sia da affermare senza indugi che questo disco aiuta un po’ ad avvicinarsi in maniera non ostile ad una musica che rimane leggera però si veste in maniera più raffinata. Partendo dalla prima traccia, “La gente”, si ha la sensazione di camminare su terreni compressi, mood stroboscopici, beat al glucosio e sentimenti estivi, ma anche primaverili, soprattutto in pezzi come “Dovresti Alzare il Volume”.

Sembra che questo disco racchiuda un po’ di tutto quel panorama che negli ultimi anni ha lasciato un segno, penso ai Future Island e penso alla traccia “Lontano da qui”, una delle migliori, oppure al consumato psychopath concept, a volte un po’ ostentato, che prende piano piano il sopravvento su tutto. Chiamatelo synth pop, senza che si offenda nessuno, anche perché si fa spallucce ma qua con fierezza si assurge che “facevamo solo cose giuste in una lingua che non sapevamo”. “Ancora qui” è il pezzo più “strano”, si discosta abbastanza dal resto del disco, ha delle batterie secche che si assottigliano e svaniscono in uno spazzar via le paure che rimanda a quella “Feeling Yourself Disintegrate” che da sola darebbe senso ad un intera esistenza; e in questo caso a tutto l’lp. Si tratta di alchimia, non sempre accade anche quando tutti gli addendi sono buoni, si tratta di momenti giusti e per lo più di situazioni. Mentha ha i suoi buoni momenti di alchimia, i pezzi migliori per l’appunto sono quelli in cui all’unisono tutto va verso la stessa direzione. Si regge in piedi dopo più di nove tracce, e si conclude con un crossover française, molto musique concrete, rischioso, soprattutto se si pensa ai lavori dei Melody’s Echo Chambers, che ne sfruttano meravigliosamente la luce ma che non tutti sanno indossare.

La verità di una “Italia ghetto ecosostenibile” è una scusa, ed è una scusa anche andarvi a parare ogni volta che si sente parlare di una nuova scena, Sara Loreni ha sogni che probabilmente condivide con chi della scena si sente parte integrante, con chi usa la loop station da molti anni. St Vincent non è il fantasma della moglie di Frankestein, e “Mentha” non può e non deve supportare il peso di nouvelle vogue post datata; deve solo trovare la sua velocità di crociera.

 

(24/09/2015)

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Luca Morazzini