Santobarbaro – Navi

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Redazione

Sono pochi e rari i gruppi emergenti che riescono a uscire completamente da ogni genere e costruire qualcosa di complesso e distante dalle logiche economiche dell’imprenditoria discografca. Sembra che l’originalità a questo mondo non sia mai pagata, ma anzi debba lei pagare per poter uscire allo scoperto. Solo con l’autoproduzione priva di etichetta, un disco come Navi dei Santobarbaro, può affermarsi scommettendo su se stesso, come in un rischioso gioco d’azzardo, nel mare di nuovi dischi supportati invece dall’industria e dalla pubblicità. Un disco sicuramente diverso da quelli che già un normale ricercatore dell’oscura sperimentazione e dell’ignoto e inedito musicale possa sulla sua strada trovare. Piacevolmente diverso. Un abisso gnoseologico e simbolico, a tratti surrealista e metafisico, sta dietro ai significanti che compongono le varie liriche, in uno stream of consciousness incompleto che tenta di esprimere una storia senza nome né identità, che potrebbe appartenere a tutti. Brani che parlano della vita, vista come sentiero intricato immerso in una fitta foresta dal clima freddo e inospitale. Le parole spesso scelte più per la musicalità che per il senso, talvolta sospeso nell’incompletezza delle frasi stesse. Lo stile cantautorale più tipicamente italiano è ben amalgamato ai codici sonori più internazionali dell’elettronica new wave, abbandonando totalmente le chitarre e lasciando spazio ad archi e corde elettriche. Suoni acidi e dilatati in atmosfere cupe e nebbiose che navigano lentamente con solennità lungo i 45 minuti dell’album.
Questo terzo album ha tutti i numeri per essere acclamato dalla critica come uno tra i migliori usciti quest’anno, proprio come accaduto ai precedenti Mare morto (2008) e Lorna (2010).

(10/12/2012)

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