Santigold – Master Of My Make-Believe

Pubblicato il 2012/05/10 da
Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.3

7.3/ 10

Lo trovi su
di Lorenzo Li Veli
recensione

Il tornado Santigold aveva dato nuova linfa vitale, nel lontano 2008, alla musica sperimentale, con il suo stile singolare che univa hip hop, elettronica, new wave e sonorità più pop. Il disco omonimo, ancora con la dicitura Santogold, era stato un successo. Nel 2012 è il turno del sophomore album Master of My Make-Believe, il secondo album che, come ricorda Caparezza in una canzone, “è sempre più difficile, nella carriera di un artista”. Aspettative, credenziali, attesa del pubblico, tutto può contribuire a schiacciare l’anima artistica di un cantante. La storia è piena dai musicisti cosidetti one-hit-only, che dopo il successo d’esordio scompaiono inevitabilmente (basti pensare, per restare in ambito rap, a Coolio: dopo Gangsta Paradise, il nulla). Santogold, inoltre, deve anche combattere contro un “nemico” più subdolo: l’accusa di aver preso eccessivamente dalla ben più famosa e più brava M.I.A. (non ce ne vorrà Santigold, ma M.I.A. è decisamente su un altro livello). Critica, questa, decisamente infondata, e basta analizzare le discografie delle due cantanti per accorgersene.
Ma ritorniamo all’oggetto del discutere, ovvero Master of My Make-Believe. Si può affermare subito che il rischio di fallimento è scongiurato. L’ampio caleidoscopio di suoni presenti rispecchia la vasta gamma di musicisti chiamati a lavorare su quest’album: i dj Switch e Diplo, il rapper/produttore Q-Tip (membro degli A Tribe Called Quest), Nicky Zimmer degli Yeah Yeah Yeahs, David Sitek dell’indie band Tv on the radio. La stessa Santogold prende parte attiva alla realizzazione sonora del disco: si spazia dall’hip hop più patinato (Disparate Youth) al pop influenzato da pesanti contaminazioni elettroniche (This isnt’ our Parade), fino a brani dance (Freak like me). Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Il problema, volendo, è Santigold stessa: nel disco manca il quid necessario a definirlo uno dei lavori migliori dell’anno. La cantante ha perso il mordente del primo album, forse perchè è venuta a mancare l’unicità che aveva caratterizzato l’esordio. Basti pensare a Fame, dove la voce dell’artista scompare al cospetto di una base eclettica.
Un passo indietro rispetto al precedente disco, ma un passo avanti per la sua carriera: la strada intrapresa è quella giusta, è necessario solo un piccolo step di crescita artistica e Santigold è pronta per calcare i maggiori palcoscenici mondiali.


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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino. Contatti: lorenzoliveli@outsidersmusica.it