Ryan Bingham – Tomorrowland

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Giacomo Dalla Valentina

Sguardo intenso, capelli che ricadono sulle tempie, (eventuale) cappello da cowboy e voce roca. A meno che non ci si riferisca al Brad Pitt di Thelma & Louise, è chiaro che che questi sono i tratti tipici dell’enfant prodige del country a stelle e strisce, Ryan Bingham. Arrivato al suo settimo album, comunque, non può più essere definito come quel ragazzo che, rimasto presto orfano, sopravvisse sotto il torrido sole del Nuovo Messico suonando, chitarra sempre in braccio, nei rodei e nelle feste. Ora Ryan Bingham è un professionista, con un Oscar in tasca e alle spalle album prodotti da Marc Ford prima e da T-Bone Burnett dopo. E il ragazzo, cresciuto, si è scrollato di dosso la sabbia del Southwest e la vecchia casa discografica (la Lost Higway Records, madrina nientemeno che di Elvis Costello, Johnny Flynn, Lyle Lovett e altri), ne ha fondata una sua e ci ha prodotto, ovviamente, Tomorrowland. Un disco su cui gravano diverse aspettative, visto il notevole successo del precedente Junky Star che, pur non brillando per fantasia, aveva avuto il pregio di consolidare lo stile di Bingham con canzoni efficaci, dirette e indubbiamente piacevoli. Basta un ascolto per capire che in Tomorrowland mancano la semplicità e la chiarezza espositiva dell’album precedente; ma questo è un bene: il ragazzo ha deciso che è ora di crescere e di abbandonare, verso risultati ancora difficili da mettere a fuoco, quel suo vecchio stile, forse un po’ artificioso, a cui deve un notevole successo ma anche una certa ostilità della critica musicale. Una critica che, prediligendo in questo campo musicisti più complessi e innovativi (come Bonnie “Prince” Billy, Johnny Flynn o Ray LaMontagne), ha sempre snobbato la “facilità” della musica di Bingham, le citazioni fin troppo chiare, il timbro vocale roco e l’atteggiamento, un po’ anacronistico, da musicista on the road.

Ma la musica non è sempre fatta di grandi idee e grandi realizzazioni: è fatta anche di bravi musicisti che, senza voler cambiare alcunché, si limitano ad ispirarsi a chi prima di loro ha veramente innovato e, mettendoci un pizzico di personalità, cercare di suscitare le migliori emozioni nell’ascoltatore. E Ryan Bingham è senza dubbio esattamente uno   di questi. E cosa capita quando un musicista di questo tipo, virtuoso nell’esecuzione ma carente nell’inventiva, cerca di    far crescere la propria musica?

Tomorrowland è il risultato, non un cattivo disco, sicuramente, ma estremamente contradditorio: se da una parte è ancora facile trovare il vecchio Bingham (come nella lenta, diretta, Flower Bomb, forse migliore del disco, o in Western Shores), altrove ci sono pezzi piuttosto banali, come Guess Who’s Knocking, un blues ripetitivo e pesante alla Joe Bonamassa, dove diventa difficile riconoscere il giovane sognatore di Mescalito. Lo stesso discorso vale per la successiva I Heard ‘Em Say, mentre non delude Keep It Together, perfetta simbiosi del nuovo e del vecchio Ryan Bingham: lo spirito intatto del cantante si intreccia con la moderna ed evocativa chitarra di Greg Leisz per quattro minuti che non possono non suscitare qualche piccola emozione. Di nuovo una piccola scivolata con The Road I’m On, breve esempio di rock’n roll trito e ritrito, che precede invece Neverending Show, malinconica e -inorridiranno gli esperti- dylaniana ballata degna del miglior Bingham. L’album si chiude infine con il puro country di Too Deep To Fill, un ultimo, palpabile richiamo alle radici geografiche e culturali del cantante.

In questo, quindi, consiste l’ultimo lavoro di Ryan Bingham, un album che sicuramente dividerà gli ascoltatori tra chi lo troverà frutto di uno stile inautentico e vanitoso e chi, invece, avrà voglia di farsi cullare da accordi imparati da musicisti mariachi, grandi bevute di whiskey, paesaggi mozzafiato e un sound da città di confine.

(22/09/2012)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.