Rogue Wave – Nightingale Floors

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Simone Brunini

Sono passati tre anni dalla delusione di Permalight, dove la band capitanata da Zach Rogue, aveva sconfinato in sonorità maggiormente elettro-pop, trovandosi così fra le mani l’album con il minor numero di vendite della loro carriera. Per questo motivo il gruppo ha deciso di fare un passo indietro, di tornare a muoversi in un territorio da loro più conosciuto. Un ulteriore scossone è stato assestato con la decisione di abbandonare la Brushfire Records per passare alla Vagrant: questo cambio di gestione ha permesso ai Rogue Wave di allargare il loro bacino di ascoltatori concedendo a serie TV o spot commerciali di utilizzare le loro canzoni. E così arriviamo all’inizio di giugno di quest’anno con l’uscita di Nightingale Floors.

Come dichiarato dallo stesso frontman della band californiana questo disco è stata una vera e propria opera di terapia d’urto; basti pensare che il batterista Patrick Spurgeon si è trovato alle prese con una crisi per insufficienza renale, nel 2007 tutta la band è rimasta orfana del bassista Evan Farrell, morto a causa di un incendio, ultimo in ordine cronologico il dolore per la morte del padre di Zach Rogue. Queste ed altre emozioni sono state la base per il lavoro dei ragazzi californiani. Il primo singolo College si apre con un tintinnio scanzonato, dove la base strumentale funge da perfetto appoggio per la parte vocale sfociando in un ritornello dal tono indie-rock. Siren’s Song (forse la migliore canzone del disco) è una favolosa miscela fra il sintetizzatore e le chitarre, a tratti delicata e quasi soffusa, raggiunge parti slanciate sostenute da un’ossatura che si potrebbe definire drum&bass. Da segnalare sicuramente anche Everyone Wants to be You, dove il frontman si trova a cantare, con sentita emozione, la morte del padre, toccante la chiusura del pezzo con le parole, pronunciate quasi sottovoce: “You’re always a friend of mine \ already steady go”. Purtroppo il resto dell’LP risulta un po’ piatto ed insipido, senza essere comunque di cattiva qualità. Non si può certo dire che i Rogue Wave non abbiano messo tutto loro stessi in questo ultimo disco e quello che ne esce è sicuramente un riscatto dopo il passo falso del precedente album; un’ottima notizia per Zach e soci che potranno certamente godersi il futuro al quale vanno incontro con un pizzico di serenità in più.

(20/06/2013)

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Simone Brunini
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