Rndm – Acts

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.5

6.5/ 10

di Davide Agazzi

Per uno come Jeff Ament, bassista e fondatore dei Pearl Jam, mettersi in gioco non è certo una grande novità. Lui, che suonava grunge ancora prima che il grunge nascesse (leggasi Green River e Mother Love Bone), arriva a questo 2012 un po’ “per caso”, dopo aver registrato Tone, il suo album d’esordio da solista e dopo aver rispolverato per ben due volte la macchina di Seattle pilotata da Eddie Vedder con Backspacer e Live on Ten Legs. “Rndm” infatti si legge “Random” e si traduce, nei fatti, con l’incontro tra il batterista Richard Stuverud, insieme ad Ament anche nei Tree Fish ed il cantautore americano Joseph Artur, già sotto l’ala protettrice di Peter Gabriel: una formazione in grado di mescolare garanzia ed innovazione. Ed è sempre da quest’incontro che è nato Acts, un disco registrato in pochi giorni nel Montana, ma che gode già di vita propria, nonostante risenta ancora dell’esperienza “soft grunge” dei Pearl Jam, grazie anche alla presenza, in sala di registrazione, di Brett Eliason, lo stesso “sound engineer” di Vedder e compagni.rdnm Tutte le carte in regola per sembrare una copia sbiadita dei Pearl Jam? Forse, ma in fin dei conti il disco suona bene, facile, senza l’aggressività d’inizio anni ’90, ma con il tiro giusto. Per alcuni legittimi paragoni con il passato ascoltare The Disappearing Ones, oppure Darkness e Hollow Girl, per rievocare la raucedine di scuola Screaming Strees o quella di Kurt Cobain nell’intro dedicato a Modern Times. Il songwriting di Artur si nasconde così dietro le incerte pelli esotiche di Williamsburg o dietro le avvisaglie di What You Can’t Control, senza riuscire a dare al disco quell’impronta unica e fondamentale, che rese grande la storica formazione di Seattle. Acts si rivela dunque per quello che poteva essere e forse non è stato: il discreto disco di un ex Pearl Jam e altri due bravi musicisti, senza  qualificarsi come l’esordio scoppiettante di un intrigante supergruppo. Un pretesto per far scendere comunque qualche lacrimuccia pensando alla Seattle dei tempi d’oro.

(20/12/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.