“Nikki Nack”: la matrioska afrofuturista di tUne-yArDs

di Federica Garozzo

Ho provato a spiegargli tutte le ragioni che avevo per smettere di cantare e lui mi rispose: Faresti meglio a trovare una nuova strada

Queste le parole dell’ouverture-manifesto del disco, Find a new way. Nikki Nack nasce dopo un vuoto creativo e dall’onestà di scongiurare la trappola dell’autoemulazione. A tal fine sono servite peregrinazioni in mondi lontani (Haiti) e l’apertura ad altre orecchie, quelle dei due produttori John Hill e Malay. Il risultato è una girandola di stilemi policromi, dal funk-jazz di Real thing, all’incalzante hand clapping di Water Fountain, allo spoken word surreale di Why do we dine on the tots?. Un disco che non conosce noia e ripetizione e che sgattaiola fuori da qualunque etichettamento, sorprendendo di continuo le attese dell’ascoltatore. L’originalità spumeggiante dei tUnE-yArDs è qui spinta all’estremo, appoggiata da una concezione non occidentale del tempo che spezza i looping del precedente w h o k i l l e amplia la gamma di vocalità di Merrill Garbus, dall’impronta sempre più african style. Nikki Nack è una giostra di pezzi che, ad effetto matrioska, ne nascondono degli altri al loro interno, in repentini cambi di tempo e leitmotiv melodici. Le liriche, fronte ad un’atmosfera musicale gioiosa,  rimangono filtrate da preoccupazioni socio-politiche molto a cuore alla Garbus (la privatizzazione dei beni in Water Fountain, la morfologia trasmutante delle comunità suburbane di Left behind collage). Se c’è un rischio dietro l’angolo è di strafare nel perseguimento dell’originalità a tutti i costi e che la discontinuità spinta di alcuni pezzi, come Sink-O, si traduca in puro caos acustico.

(04/09/2014)

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Federica Garozzo
Federica Garozzo

Responsabile di OUTsiders Catania.