Timber Timbre: ballate a luci rosse nel deserto

di Serena Gramaglia

Folk onirico e crepuscolare, quello dei Timber Timbre. Arricchito adesso dal sax dell’ospite Colin Stetson: l’ultimo “Hot Dreams” sembra composto per fare da colonna sonora ad una sorta di film horror, con le sue tinte fosche e suggestive. Chissà se i Timber Timbre hanno preso ripetizioni da David Lynch e Badalamenti, perché con questo ultimo lavoro ci immergono in atmosfere malinconiche e sinistre che ci riportano alla mente qualcosa: “mi scusi, un’indicazione..? sto andando a Twin Peaks, è questa la strada?” Noir quindi, ma non solo: l’album di quando in quando assume persino un sound western à la Morricone (The Three Sisters). L’incedere solenne e inquietante dell’intro rappresentato da Beat the Drum Slowly, con tanto di campane, archi e piano elettrico, sfocia poi in una sensuale Hot Dreams dal retrogusto blues, mentre la bella folk ballad Grand Canyon sembra percorrere immense dune desertiche, calde come la voce di Kirk, spesso paragonata a quella di Elvis. Evocativo e chiaroscurale, anche se ogni tanto fa scappare lo sbadiglio, Hot Dreams è insomma una rimarchevole evoluzione, del precedente Creep On, Creepin’ On, che risultava ancora un po’ acerbo.

(18/08/2014)

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