Swans, “To be kind”: il western post-atomico di Michael Gira

di Gianpaolo Iacobone

Tredicesimo disco della band, con un formato comunque innovativo di doppio disco, composto da musica iniettata di malessere, industriale e dilatata, come un metallico ed ipnotico blues post-atomico. Per quanto si tratti un brano quasi da antologia, Bring the sun/Toussaint L’ouverture mescola dei Velvet Underground che suonano doom, alla narrazione acida – che più acida non si può – fra The Doors e Nick Cave. Descritto un suono così, sarebbe egregio ma comunque riduttivo, seppur si tratti di un lavoro che fa riferimento principalmente a Michael Gira, unico componente originario di una vecchia band che ha ricevuto i dovuti consensi forse troppo tardi. Nonostante forse sembri celata, l’aria di jam resta invece ancora abbastanza viva, seppur in ogni momento modellata ad immagine e somiglianza nelle onnipresenti turbe interiori e rumorose di Gira. Alla fine potrebbero essere solo preghiere collettive o potrebbero essere soliloqui di un malato; non è chiaro e forse neanche conta molto, se si tratti di personaggi o di una persone. In Kirstine Supine, nella seconda parte del disco, ci sono addirittura dei rintocchi di campane ed un mellotron che ben contrastano con i ritmi lenti ed ossessivi. Si tratta certamente di un disco lirico, per quanto molto violento, disco che fa leva su pregi e difetti dell’ossessione e della ripetitività di molti aspetti sonori come di molti aspetti della vita umana moderna.

(18/08/2014)

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Gianpaolo Iacobone