[REVIEW] SBTRKT – Wonder Where We Land

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Simone Picchi

SBTRKT

Un’attesa di tre anni ci regala il seguito dell’esordio promettente di SBTRKT, che pubblica così il nuovo Wonder Where We Land. Dopo un intro veloce fa capolino la title track che insieme a Temporary View o l’intensa Higher si presentano come il leitmotiv del disco con la classica base 2-step sulla quale si arrampica una voce di stampo black (come nel caso di Sampha, storico collaboratore del progetto SBTRKT), intervallati da intermezzi qui techno (Lantern), qui chillwave (Osea). NEW YORK. NEW DORP spezza il ritmo con il suo mix tra urban e tribal, seguita dalla “jazz” Everybody Knows che con la conclusiva Voices In My Headvicina al sound di Ghostpoet – offrono all’ascoltatore un’alternativa sonora al percorso musicale dell’album. Questi primi anni ’10 si stanno consegnando agli annali come derivativi di un compromesso tra elettronica e R&B. Tralasciando le hit parade, gli ambienti di nicchia pullulano di nuovi artisti come James Blake, SOHN o FKA Twigs. SBTRKT non ha ancora raggiunto l’unanimità di consensi, così legato al binomio vocalist-suono e alla sua costruzione su misura a discapito della sensibilità personale. Siamo di fronte ad un grosso talento ancora acerbo che vuol piacere prima di piacere a se stesso e questo Wonder Where We Land ne conferma l’impressione. La scena musicale è in continua evoluzione e non aspetta nessuno, la maschera di SBTRKT dovrà seguire questa scia con le sue sole forze per non finire nel cassetto (affollatissimo) dei talenti inespressi.

(17/10/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.