[REVIEW] Leonard Cohen – Popular Problems

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Redazione
 

rsz_leonard-cohen

di Simona Strano – Quali consigli sui problemi quotidiani sono più autorevoli di quelli dispensati da un ottantenne Leonard Cohen? Visivamente simile a Old Ideas (lavoro del 2012 e dal titolo che sembra quasi una sua naturale continuazione) Popular Problems non solo è il tredicesimo album in studio ma è anche il regalo di compleanno che l’artista canadese spartisce con il mondo: blues, folk e poetica signature. Cohen si attiene alla sua tradizione e, in sole 9 tracce, indaga i conflitti, la miseria umana e le grandi verità della vita, l’amore, le grandi tragedie. Le fortissime incursioni country (Did I Ever Love You su tutte), i fiati che si trascinano, l’organo e le strane apparizioni di cori arabi in Nevermind, sono tutti sintomo di un viaggio che dura da 50 anni. Le poesie (alcune già edite) non solo diventano canzoni – dopo interi decenni nei cassetti – ma sono le vere protagoniste di Popular Problems. Complici produzione e arrangiamenti minimali si lascia spazio – come è giusto che sia – alla narrazione. Leonard Cohen dona il fiato alla sua voce sofferta, trasformata dal tempo e divenuta sempre più black in un reading, più che un disco, semplice e retrò che fa del blues e del soul il punto focale. Popular Problems è l’album che riassume le idee – e ideologie – di un artista invecchiato, reso saggio da ciò che i suoi occhi adulti hanno vissuto: l’11 settembre e Katrina che colpiscono interamente il globo ma affliggono il singolo individuo fino alla più intima trasformazione della propria Fede e la maturità dei rapporti umani. Tra un Dio e un Inferno che non esistono, è proprio mentre racconta, più che cantare, che la verve di Leonard diventa incontenibile: il suo “you got me singing the Hallelujah hymn” non è più solo un verso di autocitazione ma un vero fardello di memorie che solo Cohen, il Poeta della Disperazione, può condividere con indicibile naturalezza. Tanto da perdonargli anche “l’artwork” di copertina.

(29/09/2014)

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