[REVIEW] John Frusciante – Enclosure

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Serena Gramaglia

frusci 3

di Serena Gramaglia  –  A detta di Frusciante stesso, Enclosure rappresenta la sua “ultima parola nella dichiarazione musicale cominciata con PBX”, datato 2012. Insomma, come suggerisce la copertina dell’album, il cerchio si chiude: se con PBX il guitar hero newyorkese aveva definitivamente spalancato le porte all’elettronica à la Autechre e poi con Outsides EP esplodeva in un’anarchia electro dal sapore lo-fi e dai respiri chitarristici, questa volta Frusciante sembra addirittura riporre la fedele Stratocaster in un angolo e ci disorienta (di nuovo) con la sua frenetica ed inesauribile recherche musicale. Già, perché in Enclosure la sperimentazione lo (ri)sospinge nelle acque della drum’n’bass, dove la chitarra viene ridotta all’osso (Stage), in favore invece di una fitta trama di drum machine che percorre l’intero album, viaggiando attraverso poliritmie sfrenate e continui cambi di tempo, anche all’interno di uno stesso brano (come in Sleep, sorta di suite turbolenta ed irrazionale). Il piatto forte arriva con la dolce Fanfare, collocata guarda caso a metà dell’album: pezzo squisitamente synth-pop, è il più immediato e accessibile. Se siete alla ricerca dell’easy listening degli ultimi Red Hot Chili Peppers forse questo non è l’album che fa per voi; al contrario se non vi fate spaventare da atmosfere alienanti e borderline, seppur con esiti talvolta caotici e selvaggi (sembra ormai essere questo l’obiettivo di Frusciante), allora Enclosure potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.

(04/08/2014)

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Serena Gramaglia
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