Cloud Nothings, “Here And Nowhere Else”: ancora una volta dritto per dritto

di Lou M. Reichardt

Con l’ultimo “Here And Nowhere Else”, ancora una volta i Cloud Nothing arrivano dritti in faccia e dritti al punto. E noi canticchiamo con loro il rabbioso disorientamento che è fondamento universale di ogni sana ed onesta adolescenza.

Il terzo album dei Cloud Nothings esprime fin dal titolo, “Here and Nowhere Else”, una dichiarazione d’intenti: quella di immediatezza, istintività, e attitudine punk “positiva” nel rapportarsi con la vita, le sue problematiche e malinconie. Siamo qui e non altrove, e qui dobbiamo lottare con le unghie e con i denti per sopravvivere alle difficoltà della vita moderna; ce lo dice (o spesso urla) Dylan Baldi, giovanissimo leader della band, che in questo nuovo lavoro intreccia  un nichilismo pop solo superficialmente abrasivo a temi chitarristici catchy nella miglior tradizione del punk/lo-fi anni ’90. Tutto nel sound dei Cloud Nothings risulta compatto, grezzo, ridotto volutamente all’osso sia nella produzione che nella composizione (con pezzi che raramente superano i quattro minuti ed un running time totale che supera di poco la mezzora), per poter trascinare senza pretese e senza giudizi l’ascoltatore nel vortice emotivo adolescenziale che tutti abbiamo conosciuto. Abbandoniamo quindi ogni snobismo, ogni parallelo con il grunge dei Nirvana o il punk collegiale alla Blink-182, e scateniamoci sulle frenetiche sfuriate della batteria di Jayson Gerycz (in una prova fantastica che, oltre a sostenere la struttura dell’album, ha una fondamentale importanza compositiva e mantiene la freschezza anche dopo ripetuti ascolti) e canticchiamo i ritornelli ossessivi del giovane Baldi lasciando che ci riportino al rabbioso disorientamento che è fondamento universale di ogni sana ed onesta adolescenza.

(05/09/2014)

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Lou M. Reichardt
Lou M. Reichardt

Uno che scrive. Dal 2008 qualcuno mi legge anche.