[REVIEW] Caribou – Our Love

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Simone Picchi

Caribou-press-Electronic-Beats

L’elettronica sta vivendo un periodo fertile qualitativamente parlando, offrendo spunti e idee sempre nuovi rispetto ad altri generi ancorati su schemi fissi da molto tempo e di conseguenza “rubando” sempre più ascoltatori ad un Dio del Rock&Roll sempre più stanco. Dan Snaith attraverso vari monicker ha dato un contributo, seppur sotterraneo, a questo fenomeno e si ripresenta con il nuovo Our Love, quarto album in dieci anni del progetto Caribou.
Lungo le dieci tracce del disco si assaporano colori e sfumature variegati su un tema principale malinconico che non sfocia mai nel patetico autoreferenziale. Un lavoro delicato a partire dal singolo Can’t Do Without You che corteggia il pubblico pop con il suo sample categorico o in Silver che nella sua struttura incalzante tra synth, beat e fiati seduce la mente con la sua atmosfera. I passaggi techno nella minimale Our Love, la forza chillwave delle veloci Dive e Julia Brightly preparano i tamburi nella giungla di suoni di Mars che anticipa un finale di disco debitore rispettivamente a Giorgio Moroder e ad elementi di Bonobo.
Il musicista canadese lungo i dieci anni del progetto Caribou ha attraversato e continua ad intraprendere una strada in salita, verso una concettualizzazione sempre più netta delle composizioni, che lo porta ad essere riconoscibile. Quella riconoscibilità che permette di avere un’identità ben precisa. Un disco che si lascia ascoltare senza sbalzi di concentrazione e che non lascia indifferente. Cosa chiedere di più?

(23/11/2014)

Commenta
Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.