[REVIEW] Brian Eno & Karl Hyde – High Life

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
8.0


Voto
7.0

7/ 10

di Redazione
brian-eno-karl-hyde
di L. M. Reichardt – Con l’uscita di High Life prosegue a ritmo serrato la recente collaborazione tra Brian Eno e Karl Hyde, seguendo di pochi mesi il tanto anticipato ed in parte deludente esordio Someday World. Sarebbe lecito attendersi un lavoro meno ispirato e curato del precedente; al contrario il nuovo disco ci sorprende con tutta la vitalità e genuinità che mancava al primo. Fino dal titolo è palese l’intento di Eno di proseguire il suo personale discorso di fusione fra le ritmiche africane ed il gusto art-pop europeo già iniziato negli anni ’70. Forse dovremmo parlare più propriamente di istinto e “feeling”: i due veterani sembrano intrecciarsi giocosamente e tornare con sincerità e semplicità alle origini. Si passa dall’ipnotico incontro dell’ossessiva chitarra di Hyde e della melodiosa voce di Eno sull’opener “Return” ai ritmi funky upbeat, alla Talking Heads, della traccia successiva “DBF”. Il massimo livello di maestria nel mescolare sonorità elettroniche e ritmi etnici africani lo troviamo invece in “Lilac”. In “Moulded Life” Eno costruisce atmosfere fantascientifiche e glitch sulla jam chitarristica di Hyde, reminescente dei suoi primi lavori targati Underworld. “Cells & Bells” chiude il disco con l’estrema eleganza del miglior sound ambient a cui Eno ci ha sempre abituati. Ci troviamo, in conclusione, davanti ad un onesto lavoro che prende solo il meglio dalla enorme esperienza discografica di entrambi i musicisti per soddisfare gli ascoltatori più esperti con gli innumerevoli riferimenti a lavori del passato, o per introdurre i neofiti alla scoperta di una delle più importanti figure del panorama musicale moderno.

(26/08/2014)

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