Red Lamb – Red Lamb

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
7.5


Voto
6.0

6/ 10

di Alekos Capelli

Dietro al monicker Red Lamb ritroviamo un volto noto del metallo ottantiano: Dan Spitz, storico chitarrista degli Anthrax (1983/1994 e 2005/2007), nonché oggigiorno mastro orologiaio per professione (cfr. il suo sito ufficiale). Lasciata definitivamente alle spalle la band principale, dal 2010 Spitz si è dedicato a questo suo nuovo progetto solista, precedentemente denominato DeuxMonkey. Le coordinate stilistiche di riferimento sono sempre quelle di un verace e immediato heavy/thrash-speed, opportunamente aggiornato alle più recenti derive melodiche e groovy. Ad accompagnarlo in questa nuova avventura discografica troviamo nientemeno che Dave Mustaine, padre/padrone dei Megadeth, coi quali gli Anthrax hanno condiviso la stagione d’oro del thrash californiano. In questa sede il fulvo musicista californiano si è limitato alla co-produzione e alla supervisione di lyrics e arrangiamenti, lasciando al collega la parte prettamente strumentale e interpretativa. Come perfettamente esemplificato dall’opener The Cage, il sound dell’omonimo esordio targato Red Lamb è un bel thrash’n’roll, nel quale il chitarrismo di Spitz fa giustamente la parte del leone, sia attraverso il riffing genuinamente Bay Area style, sia negli assoli, ben calibrati e mai prolissi. Dietro al microfono troviamo tale Don Chaffin, responsabile di una performance parecchio debitrice dell’acida verve mustainiana, per l’appunto, ma non del tutto incisiva, soprattutto in fase melodica. Il risultato di questi elementi è un album suonabile e professionale, con picchi qualitativi come Runaway Train e Puzzle Box, ma dannatamente prevedibile e privo della brillantezza e degli spunti necessari ad andare oltre alla solida/solita tradizione thrash (Keep Pushing Me), con buona pace dei convenuti Patrick Johansson alla batteria e Chris Vrenna ai synth, poco più che semplici turnisti. Le premesse per un lavoro di ben altro spessore e valore c’erano tutte, anche la causa sociale di supporto all’associazione di supporto all’autismo di Spitz, ma il chitarrista si è limitato a svolgere un compitino piuttosto formale e revivalistico (sensazione percepibile anche per quanto riguarda produzione e sound, in cui vintage diventa sinonimo di legnoso), buono per qualche minuto di headbanging, in mancanza delle pietre miliari degli anni ’80. La sensazione di un hype mal riposto e comunque esagerato diventano all’ascolto una realtà concreta, per un debutto solamente sufficiente, a cui si spera farà seguito qualche cambiamento sostanziale, per aggiustare il tiro e arricchire la proposta dei Red Lamb del necessario sprint e appeal.

(03/11/2012)

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Alekos Capelli
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