Red Jacket Mine – Someone Else’s Cake

Scheda
Rispetto al genere
4.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
5.0


Voto
5.3

5.3/ 10

di Lorenzo Modica

Tanto intrattenimento e la possibilità di finire nelle colonne sonore di quelle pellicole in cui si racconta l’amore perfetto tra due giovani innamorati. Il quartetto di Seattle non marcia sui tipici e caratteristici suoni di quella terra sacra, ma partendo da una sottile base rock-soul-blues vaneggia attorno ai piano bar di New York  in maniera molto pop. La band approda nel nuovo anno in maniera egregia; dopo un po’ di stallo, eccoli con un nuovo disco in mano, il loro terzo esattamente. Album ben registrato con tanti suoni, tanti strumenti che arrivano anche da generi diversi e che si amalgamano veramente bene. La pecca è che manca la novità in questo disco, ossia la novità nel genere. Brani eseguiti come se fossero presi da un libro da autodidatta trovato sugli scaffali della biblioteca, i quali anche se suonati bene non coinvolgono l’ascoltatore. Da sottolineare la presenza dell’organo in apertura di album con Amy, di sicuro canzone un po’ illusoria nel presentare il resto dell’album. Amy è un brano power pop che non dovrebbe rappresentare questa band, che prova a risollevarsi con altre canzoni, come Have You Got a Permit to Preach on This Corner?, brano in stile American country o Ron Nasty, bella canzone cantata con voce spensierata, ma che assomiglia troppo al brano di George Harrison My Sweet Lord, già ai tempi di dubbia provenienza. Su base pop, ma con inserti di genere diverso in quasi ogni brano i Red Jacket Mine hanno provato a ricalcare e ristampare i loro brani dentro qualcosa che ha già avuto successo e fatto il suo tempo. Con Bellar & Baw si potrebbe pensare di ascoltare un brano dei Fab4 rivisitato in chiave moderna; qualcosa in più regala Engineer, in cui possono apprezzarsi la sezione di fiati bleaty e la croccante chitarra boogie glam, però già sentita da qualcuno che di più s’intendeva di glam (vedi  T.Rex di Bang a Gong (Get It On). I Red Jacket Mine sono premiati soltanto per aver rievocato grandi miti, e averli inseriti in chiavi leggermente più moderne grazie soprattutto alla voce di Lincoln Barr. Nulla di più.

(25/02/2013)

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Lorenzo Modica
Lorenzo Modica

Redattore. Scrive sul webzine OUTsiders dal 2011, frequenta la facoltà di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Studi di Torino. Appassionato di rock, indie rock, e sottogeneri. Contatti: owomoyela90@gmail.com