Rancore & Dj Myke – Silenzio

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.5


Voto
8.3

8.3/ 10

di Paolo Angeletti

Silenzio va in play e cala sull’ascoltatore, in fede al titolo mancano le parole dopo le prime note di Dj Myke e le prime rime di Rancore. D.a.r.k.n.e.s.s. getta l’ascoltatore nel mondo dei due artisti senza preavviso. Un inizio violento e calibrato, con le prime rime intervallate da brevi pause come momenti di luce nel buio durante un lampo, attimi prima dell’inizio della tempesta e poi la pioggia scende. Violenta. Ossessiva, incalzante e inarrestabile D.a.r.k.n.e.s.s. è senza dubbio la migliore presentazione che si potesse dare al disco, volete farvi un’idea? Ascoltate D.a.r.k.n.e.s.s. Avete già un’idea? Riascoltate comunque D.a.r.k.n.e.s.s. che merita.
I fiumi di parole di Rancore non sono solo ottima tecnica e autocompiacimento, il rapper ha molto da dire e riversa tutto ciò che non gli sta bene nelle rime, correndo, all’opposto di molti colleghi, il rischio di dire troppe cose, di trattare troppi argomenti, rendendo talvolta difficile seguire il senso del discorso. Una pecca invidiabile.
Dopo una sola fermata siamo già al Capolinea, brusca frenata dopo la frenetica corsa di D.a.r.k.n.e.s.s. il ritmo rallenta sensibilmente, la qualità resta ad alta velocità e abbiamo il primo esempio di alternanza strumentale del disco. La mano di Dj Myke, a pieno titolo padre del disco alla pari di Rancore, si sente, come si sente l’esperienza di Acustico ed Elettrico, che in Silenzio si alternano con disinvoltura. Capolinea viaggia tra rap e cantautorato, sottile, delicata ed emozionante ritaglia angoli di vita e di follia in un autobus che gira all’infinito.
Un attimo di sosta e si riparte nella folle corsa, finendo diretti dentro l’Horror fast food nascosto nelle nostre città, nei nostri allevamenti e nelle nostre stesse case. Muffe giganti, cadaveri mal celati nelle dispense e scene splatter nelle batterie degli allevamenti intensivi, il dramma quotidiano dello scriteriato metodo produttivo umano non è solo nei fast-food dove la nostra coscienza lo ha relegato, ma sta nella maggior parte dei prodotti che ingeriamo. Il disco e la corsa procedono, i temi si alternano a raffica, spesso anche all’interno dello stesso pezzo, dalla piacevole “scanzonata serietà” di Anzi… Siamo già arrabbiati all’infervorata passione di Dove siete spiriti, passando per le riflessioni sulla musica e sul rap italiano che emergono, tra le altre, soprattutto in Follia, dove l’argomento, sebbene più che lecito, toglie un po’ di smalto alla traccia, che risulta meno interessante, al pari di altri saltuari momenti in cui il tema ritorna.
Con il primo e unico featuring del disco arriva un’altro momento “lento” del viaggio, Il giorno che non c’è, con i ritornelli di Maz Zanotti, pezzo che si rituffa nel cantautorato con momenti di grande dolcezza e grande sensibilità tanto nelle rime di Rancore quanto nelle melodie di Myke, in una parentesi tanto felice quanto inaspettata. Più volte Rancore, nell’approcciarsi al mondo, ne mette in luce problemi intricati, titanici, situazioni troppo grosse per essere risolte con un discorso e spesso apparentemente insolubili. Diversi (ma soprattutto in Architetto) sono gli accenni a “poteri forti” che hanno interesse a far andare il mondo in una determinata direzione e il tentativo di Rancore di farci aprire gli occhi non è di secondo piano in un disco che accetta il silenzio solo se togliere le parole permette di vedere e sentire meglio la verità. Silenzi belli, silenzi brutti, osannati ed esecrati, in un disco che termina significativamente con un grido di lotta di Rancore e una promessa a chi marcia contro (e non si parla dei soliti haters, ma di “nemici” nettamente più dannosi e reali), la promessa che, per quanto si possano sforzare, non saranno loro a togliergli la voce.
Un disco impetuoso e al tempo stesso capace di stacchi delicatissimi, un sound miscelato e contrastante che, pur nel suo contrasto, Dj Myke riesce a rendere coerente e fluido con mano esperta e orecchio attento. Temi coinvolgenti e tecnica eccellente condita, come se non bastasse, dagli scratch di uno dei migliori Dj italiani. Silenzio, nel suo viaggio tra oscurità, rumore e sua totale assenza, diventa, nel genere, senza dubbio uno dei migliori lavori degli ultimi anni, ripagando ampiamente le aspettative e coinvolgendo l’ascoltatore dalla prima all’ultima traccia.

(16/10/2012)

Commenta
Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it