Raige – Addio

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.8

6.8/ 10

di Paolo Angeletti

Attesissimo esce il nuovo disco da solista di Raige, primo di tanti illustri rapper italiani a uscire da qui a fine mese, in un maggio che si preannuncia incredibilmente ricco.
Prima dei TwoFingerz, di Noyz e del compagno di squadra Rayden, Raige, dopo un’oculata campagna mediatica di lancio, pubblica il suo terzo disco ufficiale da solista,  Addio, e salta subito in vetta alle classifiche di Itunes.

Il disco ha diverse sfaccettature, più o meno interessanti, a seconda degli argomenti trattati e delle scelte musicali adottate per i singoli brani.
Raige si dimostra ancora una volta capace di passare senza crisi di coscienza da pezzi dalla pura intonazione hip-hop, a brani caratterizzati da sonorità chiaramente più vicine al pop e la componente melodica, che non è mai stata estranea alle sue composizioni, sale in cattedra prepotentemente in pezzi come Mille volte ancora o Il meglio qua, accompagnando fedelmente quasi tutti i pezzi del disco, in connubi talvolta più, talvolta meno riusciti.
Un Raige più genuino sembra venire fuori dai pezzi che parlano di vita quotidiana, della realtà che gli gira intorno, dal lavoro ai rapporti sentimentali; la gioia, l’autostima, la fierezza dei propri mezzi, sembrano sgorgare naturalmente dalla gola di Alex quando descrive la vittoria che lo ha portato fuori dal suo posto di lavoro, verso il sogno musicale che diventava realtà; qui tocchiamo le punte più alte dell’opera di Raige, capace come pochi di trasmettere sentimenti attraverso i propri testi, anche grazie a una padronanza tecnica eccelsa.
Purtroppo il livello si abbassa quando si passa ad argomenti, anche pregnanti, ma veicolati attraverso icone popolari poco giustificate, come accade in Turbo, forse il pezzo peggiore del disco, soprattutto a causa di Enigma e Salmo, dove concetti anche interessanti vengono affrontati in un contesto Fast and Furious, simile all’atmosfera che già fu di Generazione tuning e malamente sviliti.
Tolta questa infelice parentesi, il disco mantiene invece un buon livello, solo cadendo un po’ sui pezzi più “pop”, non in quanto tali o per già sentite accuse di essere commerciali, quanto proprio per una poco stimolante scelta melodica, come a dire che è un pop poco convincente e che il cantato di Raige rende molto di più quando solo accompagna i pezzi rap e non quando prende piede in tutto il pezzo come in Mille volte ancora.

A conti fatti e giunti alla fine dell’album, Addio appare come un disco che dice e non dice, a tratti e a seconda dei pezzi, ma dove, più che in molti altri lavori, è facile trovare una canzone in cui perdersi e fare talmente propria da non poter, da quel momento in poi, più giudicare con oggettività, ma solo con gli occhi del sentimento.

(08/05/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it