Radio Moscow – The Great Escape Of Leslie Magnafuzz

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Davide Agazzi

Se vi chiedete ancora perché il 3 sia ritenuto il numero perfetto, domandatelo ai Radio Moscow. Loro, arrivati ad esser un vero e proprio power trio e giunti al terzo disco in studio, sono pronti per la consacrazione. Una cerimonia dai testimoni d’eccezione. In prima fila, davanti all’altare, ci sono Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker (Cream). Poi c’è un posto vuoto, è quello di Jimi Hendrix, che arriverà a breve. A guardar bene, la navata centrale è veramente piena di gente. Ci sono i Led Zeppelin, i Blue Cheer, i Quicksilver Messenger Service e i Mad River. In fondo, immancabile, c’è anche Ozzy Osbourne. E’ una storia particolare quella dei Radio Moscow, un gruppo da sempre in lotta con uno strumento, la batteria. Dal 2003 ad oggi, sono ben cinque i batteristi che si sono susseguiti all’interno del gruppo, compreso l’ultimo e attuale Cory Berry. Zach Anderson, il bassista fa parte del duo/trio solo dal 2007, mentre l’unico, vero fondatore di questa Radio Moscovita è Parker Griggs, l’uomo che cercò il successo regalando la propria demo a Dan Auerbach dei Black Keys. Era il 2006, Dan e Pat non erano ancora quelli de El Camino e intravidero il successo nelle sonorità di Parker. Un piccolo tassello per capire, oggi, la riuscita di The Great Escape Of Leslie Magnafuzz. Un disco che ha segnato la storia di questi ragazzi dell’Iowa. Registrato al Prairie Sun nel Nord della California, già covo di Tom Waits, Iggy Pop, Paul McCartney, Santana e Primus, per citarne una minima parte, è un disco dalle nerborute venature psichedeliche, figlio d’una esperienza garage rock, pronto per il suo debutto nell’hard blues. La vera forza di questa registrazione, tutta in analogico e con strumentazioni anni sessanta, è che non ci sono pause. Non c’è un minuto per rilassarsi, come testimonia la seconda traccia No Time, neanche sulle note più tranquille di Creepin’. E’ una corsa contromano sui binari allucinati di Deep Down Below, un viaggio nel tempo nella mente di Parker, tra fiumi colorati, testimonianze hippie e sinapsi rigorosamente freak.

Continui assoli di chitarra richiamano la storia del più virtuoso Jimi Hendrix ed è Turtle Back Rider a regalare le maggiori emozioni, per ammissione dello stesso cantante : ‘’Lì c’è tutto il senso e il suono del disco’’. E’ un album libero, anche figlio dell’improvvisazione e della jam session. Libero nei suoni e senza confini, così insensatamente anacronistico da incastrarsi perfettamente in questo millennio. Per i Radio Moscow, questa produzione non dovrà essere il punto d’arrivo di una svolta stilistica, ma il carburante essenziale per i loro progetti futuri, benzina per il loro pulmino. Ora sembra davvero tutto pronto, che la cerimonia abbia inizio.

(02/01/2012)

Commenta
Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.

0 Comments



Be the first to comment!


You must be logged in to post a comment.