Radiator Hospital – Something Wild

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Matteo Monaco

C’è qualcosa di radicalmente facile nel tirare su un’indie band, di questi tempi. Sarà la strana aria che tira sul carrozzone anglo-americano, sarà che in pochi capiscono che pesci prendere. Ma no, non tiriamo in ballo i massimi sistemi e nemmeno la (pur convincente) convinzione che – arrivati al fondo del barile hipster – si abbia a che fare con tanta fuffa photoshoppata e con troppe scatole di Vans conservate nell’armadio.
Prendiamola come viene, stavolta. E imbattiamoci con la giusta speranza nei Radiator Hospital, la giovane creatura partorita dal logorroico indie-man di Philadelphia Sam Cook-Parrott che sta catalizzando le prime attenzioni sulle frequenze di Bandcamp. Per arrivare subito ad una conclusione: l’esordio di Something Wild va ascoltato allo stesso modo in cui si guardano le fotografie. Facile come il clic sullo smartphone, Cook-Parrott e combriccola hanno conservato gelosamente i ricordi di tante stagioni americane, più o meno indipendenti, più o meno influenti. Sullo sfondo disegnato dagli onnipresenti numi tutelari R.E.M. (Down Again grida quasi al plagio), i Radiator Hospital dimostrano di aver trascorso più di un pomeriggio nelle camere oscure degli ultimi Pixies (The Great Escape fino agli impossibili rimandi ai Prozac + in Are You Feeling Me?) e negli hotel più yankee dei Wilco (tanto da dedicarvi simbolicamente la titletrack Something Wild). Ultimo ma non per importanza, Something Wild è l’elogio della generazione #Occupy alla piccola grande bibbia di cui ci hanno fatto omaggio i Neutral Milk Hotel.
Livello di difficoltà? Vicino allo zero, sia per loro agli strumenti che per noi all’ascolto. Come talvolta accade, la prova d’esordio si limita ai contorni nitidi di una bella fotografia, ripercorrendo i passi sicuri dei maestri di sempre. Something Wild è questo o poco più, nella sua posa di album educato e spiritoso, pronto per essere impacchettato e regalato ad un amico giù di morale. Anche evitare la noia, di questi tempi strani, non è cosa da buttar via.

(22/08/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.