Quasimoto – Yessir, Whatever

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Riccardo Smorta

quasimoto

Da quando il 15 Maggio di questo inaspettato 2013 Quasimoto è stato premiato “for excellence in masonry by city of L.A. mayor, city council”  il perspicace universo dei rappers underground ha trattenuto il fiato, intuendo che, nonostante i cristallini meriti che il viandante alieno dalle forme tapiresche ha nell’utilizzo pubblico del suo mattone rosso a fini edilizi, il premio ricevuto da Lord Quas era la trovata scelta per lanciare l’uscita dell’atteso Yessir, whatever. Sopratutto perché pochi mesi fa Steven Ellison aveva lanciato il suo Captain Murphy ad avventurarsi tra i suoni e le atmosfere tipiche della Stones Throw, con risultati avanguardisti e il giubilio degli ascoltatori del genere, felici finalmente di poter ascoltare un disco di Flying Lotus senza fingere di apprezzarlo; sospiri di sollievo e battiti di mani per tutto il mondo dell’art rap . Quasimoto è il più motherfucker di tutta la sua banda losangelina (leggi “il più cazzuto nel roster della sua etichetta”) e come ogni brutto ceffo all’angolo di strada, se interpellato, risponde malvolentieri. Yessir, whatever.

Un titolo azzeccato per quello che dimostra Quasimoto in questo disco. Primo, il Lord fa il rap. Punto. Secondo, il Lord non è che sia contro El-P, Flying Lotus, il suo “amico” Madlib e tutta quella cerchia di illuminati del rap, però se fosse per lui, alle serate si pomperebbero ancora i Lootpack. Terzo, il Lord è il primo a riconoscere il proprio valore e non ha nessun timore reverenziale nel citare i Velvet Underground; per questo la sua stagna figura gialla si può sbucciare proprio come la celebre banana della band di Lou Reed, donatagli da Warhol ai tempi. Citazionismo, richiami contestuali, guanti di sfida, forse…Yessir, whatever. Per quanto riguarda il disco, inteso come musica, che poi non è nemmeno l’aspetto meno importante a pensarci bene, nessuno rimane deluso. I reazionari trovano nei minimali e groovosi duetti basso/ batteria i canoni estetici necessari a promuovere il disco; i progressisti si sdegnano per la rielaborazione di classici già sentiti, per esempio Green Power, ma poi tornano a coccolare la riproduzione ufficiale di Quasimoto a cui dormono abbracciati mentre ondeggiano la testa sul tempo della poderosa Broad Factor, cullati dalla vocina aliena. Sono quattordici tracce di insensibile violenza rap; casse grasse come mucche del Wisconsin, rullanti secchi come la mia bocca dopo che avrò spento il  verdissimo messicano che ho in bocca, un oceano di parole strascicate con il flow più malato della West Coast. L’ombra scura sul gran bel lavoro del Lord è solo frutto del paragone con The Unseen, insuperato e insuperabile masterpiece dello spaziale MC in questione; manca quella profondità artistica, quella solidità che si raggiunge con l’amalgama di ogni singola cellula musicale più che con la ricerca della canzone con cui infiammare i DjSet; manca anche mezz’ora di musica, visto che il Bad Character ci degna di soli 34 minuti di album, pochini, per la verità. E poi, beceramente facendo un duello: Planned Attack contro Microphone Mathematics? Am I Confused non regge il confronto con Boom Music nemmeno su un altro pianeta. Parole buttate, la risposta del Quas io la conosco già: “Yessir, whatever”


 

 

 

 

(10/06/2013)

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Riccardo Smorta