Protest The Hero – Volition

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.0

9/ 10

di Matteo Mezzano

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Ritornano i canadesi Protest The Hero, dopo due album fenomenali e uno semplicemente ottimo, con un nuovo lavoro, Volition, e con un piccolo cambio di line up: lo storico batterista Moe Carlson ha infatti lasciato il posto a Chris Adler. Si proprio quel Chris Adler, il solo ed unico batterista dei Lamb Of God. Accipigna.

I Protest The Hero sono un gruppo eccessivo, tatuato, deviato, fuori di testa ed eroico; han fatto ciò che andava fatto assieme ai newyorkesi Coheed&Cambria, svecchiare il genere progressive e allontanarlo dalla stagnazione post-Dream Theater; Kezia e Fortress hanno cambiato il modo di vedere/sentire un intero filone musicale, paradossalmente rendendolo più facile da ascoltare e al tempo stesso più “tecnico”, con riff complicati, drumming esagerato, cambi di tempo a pioggia e linee vocali schizofreniche. Il loro merito più grande è appunto la creazione di questo paradosso, ogni barocchismo tecnico non è fine a se stesso ma è perfettamente integrato e contribuisce a invogliare l’ascolto rendendo le tracce più sinuose. Volition continua su questa linea, con undici brani ad altissima energia, esuberanti, capaci di entrare nella testa dell’ascoltatore dopo un solo ascolto. Voci, chitarre, basso e batteria sfoggiando una tecnica oltreumana ma del tutto innata, pura come un lampo, sublimano in ogni brano, rendendo il suono solido e senza tempi morti. Tracce memorabili, Clarity, opener come raramente se ne sentono, la splendida e delicata Mist, la ferale A Life Embossed, per non dimenticare Animal Bones (con una stupenda strizzata d’occhio alla oramai storica Sequoia Throne, “we are still life”). Un singolo applauso per il buon Chris Adler che, come se ce ne fosse stato bisogno, ci ha dimostrato la sua bravura, suonando un genere diverso dal suo, non facendo rimpiangere Carlson e lasciando comunque la sua impronta. Un album da ascoltare, che verrà snobbato da troppe parti, troppo tamarro, poco hipster modaiolo, per niente radical chic. La sostanza comunque non cambia, il disco è meraviglioso, strutturato e soprattutto, voglio ribadirlo, è del tutto naturale: perderselo equivale a trascurare un nuovo mattone nella casa del genere progressive, a voi la scelta.

It’s a long ride home, but it’s always my destination.

(09/11/2013)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.