Porta Nigra – Fin De Siècle

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
7.5


Voto
8.2

8.2/ 10

di Alekos Capelli

Parafrasando una celebre pellicola dai denti aguzzi: “La fatina verde dell’assenzio vuole la vostra anima!”. Autentico simbolo della decadente belle époque, celebrato da poeti, pittori e peccatori (spesso sinonimi e alter ego di una stessa identità), il verde assenzio è protagonista dell’affascinante copertina di Fin De Siècle (per l’appunto), opera prima dei tedeschi Porta Nigra, artefici di un personale avantgarde black metal. Il duo di Coblenza, al debutto sulla lunga distanza, ci offre un biglietto di sola andata per un inferno personale mai così immaginifico, delirante e angosciante, ideale traduzione in musica delle visioni folli e drogate per cui i poeti maledetti hanno giustamente meritato il loro epiteto. La porta nera si schiude in primis sulle note cupe e desolate di Dekadente Nächte, opener che, nel giro di un paio di minuti, mostra subito denti e artigli, con violenti riff e melodie tipicamente black, e un’ottima performance vocale da parte di O. (anche alla batteria), vero istrione del lato più oscuro e folle del microfono, anche e soprattutto nella successiva, splendida, Porta-Nigra-BandMegalomaniac, memore dei migliori Bethlehem e Silencer. L’atmosfera lugubre e inquietante che avvolge l’intero disco assume di volta in volta connotati prossimi al doom (Aas Der Meere), alla neue deutsche härte (Der Spiegel) e a certi ambienti dark-industrial (Absinthfee), mantenendo come comune denominatore la volontà di rimanere distanti dagli stereotipi e dalle pastoie di genere, grazie al songwriting lucido e mai eccessivo o ridondante di Gilles De Rais (chitarre e testi). L’infinita varietà di inquietudini interiori, turbamenti, vizi e perversioni che anima l’umanità nella sua interezza è la benzina che fa ardere il fuoco dei Porta Nigra, i quali non hanno quindi che l’imbarazzo della scelta, nel disporre a loro piacimento dei deliri e del degrado in cui la nostra razza è abituata a sguazzare, contrapponendovi la sferzante bellezza della loro musica, che, proprio come le migliori sostanza psicoattive, riesce a rapire l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione parallela, se non più bella, almeno più sopportabile di certe squallide realtà giornaliere. Ottimamente registrato, mixato e masterizzato agli Airstream Studio, Fin De Siècle è quindi un signor debutto, che candida i Porta Nigra fra le migliori speranze del black metal più innovativo, progressista e senza dubbio fuori dagli schemi.

(19/12/2012)

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Alekos Capelli
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