Poor Moon – Poor Moon

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Valentina Battini

Dopo un Ep interessante, Illusion, i Poor Moon tornano sulla scena musicale con un album che per i nostalgici, come me, rappresenta una chicca. Da molto tempo cercavo un gruppo che fosse capace di resuscitare i fasti delle sonorità folk-psichedeliche tipiche degli anni ’60 ma contemporaneamente di innovarle, seguendo le contemporanee tendenze baroque-pop, e sembra proprio che questo progetto sia in grado di coniugare con equilibrio e armonia la preesistente tradizione con la spinta verso nuovi orizzonti. Colmando un gap che troppo spesso ha  segnato nette linee di demarcazione nel panorama della musica rock. Ascoltando l’omonino album della band di Seattle è come se si avesse la sensazione di fare un viaggio indietro nel tempo, in un’America visionaria e intrisa di cultura hippie con scenari da West-Coast. Christian Wargo, bassista e seconda voce dei Fleet Foxes, regala, ai fanatici del vintage un nuovo progetto musicale decisamente accattivante. La sua voce, rievoca, alle orecchie di attenti ascoltatori, la dolcezza e la pacatezza di Art Garfunkel  unita alla ruvidità di Neil Younge e alla mestizia di Nick Drake.  E forse Sameway, terza traccia dell’album, potrebbe rappresentare la volontà mimetica dei padri del song-writing “a stelle e strisce”. Il lavoro confezionato dai Poor Moon, è tratteggiato da toni surreali che gli conferiscono un fascino tutto cerebrale e da un sound folk-elegiaco che raggiunge il suo apice proprio nell’ultimo pezzo: Birds, come un flemmatico saluto volto a chiosare un album, che ha fatto dell’organicità e della coerenza la sua formula di poesia. Nonostante i Poor Moon non abbiano sondato terreni nuovi, né si siano cimentati in sperimentalismi portati allo stremo della capacità creativa, a mio avviso sono stati in grado di riadattare in modo fresco e originale un genere che da molti è definito (nell’epoca in cui impera l’elettronica) datato e privo di alcuno slancio innovativo.  Per i detrattori  forse la chitarra acustica è un fossile o un reperto antidiluviano che poco è in grado di suscitare nell’animo. Invece io celebro l’elogio della semplicità profonda ed evocatrice. Del resto, stando a quanto detto da Joseph Joubert “nell’uomo non c’è di buono che i suoi sentimenti nuovi e i suoi pensieri vecchi” e forse quest’album ne è la summa, poiché riadatta il passato al presente in una commistione di suoni e atmosfere pastorali  e piacevolmente malinconiche.

(04/11/2012)

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Valentina Battini
Valentina Battini

Studentessa di giurisprudenza all'università di Catania e scrittrice a tempo perso con l'insana tendenza ad intrufolarsi in camerini e backstage. Appassionata di rock,indie e alternative.