Pontiak – Echo Ono

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Edoardo D'Amato

Immaginatevi la Virginia e le sue distese, i suoi boschi e le sue fattorie: in una di queste, nel cuore della Blue Ridge Mountains, ci lavorano tre fratelli barbuti, sposati e membri della stessa band che in sette anni ha pubblicato ben nove dischi. Sotto lo pseudonimo Pontiak si celano i fratelli Van, Lain e Jennings Carney, che hanno dato vita ad un progetto che ha saputo riunire nell’ultimo lavoro Echo Ono hard, psichedelia e stoner, ma anche un folk che precedentemente non era stato maneggiato granchè. Un disco che esce a pochi mesi di distanza da Comecrudos, e che parte con due minuti e venti secondi di devastante hard rock che ci riporta indietro di quarant’anni, perchè Lions of Least è questo: un riff di chitarra ripetuto per tutta la canzone, dove il basso di Jennings non si adombra rispetto alle sventagliate di Van. Un andamento che prosegue nella successiva The North Coast, che parte un po’ in sordina per poi scatenarsi nella parte centrale dove piace anche la voce imprecante di Van. Le scariche elettriche fragorose dal sapore post anni ’90 si materializzano con Left with Lights. Meno hard e più soft è Across the Steppe, che richiama i pionieri dello stoner rock, i Kyuss. Nella parte centrale del disco c’è sicuramente il momento più interessante, il trittico acustico e psichedelico formato da The Expanding Sky, Silver Shadow e Stay Out What a Sight, dove troviamo il territorio natio, la natura che circonda il trio, in una sonorità che non abbandona i primi psichedelici Pink Floyd, e che sintetizza al meglio le parti acustiche presenti nei precedenti lavori. Non meno ipnotica è Royal Colors: si entra pienamente nelle atmosfere psichedeliche di gruppi come i Grateful Dead, anche se poi il pezzo si chiude esplodendo in un sound che sa più di Black Sabbath o (vagamente) di Led Zeppelin. A chiudere un disco acclamato da critica e pubblico è il delirio cacofonico di Panoptica, sei minuti strumentali in cui si sfoga liberamente la batteria di Lain, e dove c’è tutto il sound dei Pontiak, che è niente di complesso o elaborato, ma che in poco più di mezz’ora rende il gruppo americano uno dei migliori nell’ambito psych-rock.

(16/04/2012)

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Edoardo D'Amato
Edoardo D'Amato

Direttore. Classe 1990, ho visto nascere OUTsiders e ora cresce insieme a me. Collaboro anche presso il network www.fantagazzetta.com.