Le allucinazioni in lo-fi di Ariel Pink

di Simona Strano

Se “ambiguità” significa prima di tutto non poter essere contenuto all’interno di un solo recinto, Ariel ha fatto centro. Di nuovo.

Capelli rosa, disco rosa: torna Ariel Pink, immerso nel colore considerato più ambiguo di sempre. “Pom Pom” è un disco strambo (prendere sul serio un uomo che canta di parate di maialini non è facile), ma le 17 tracce del doppio album riportano alla mente le immaginifiche creazioni di Mr. Frank Zappa. I suoni sono un tuffo negli anni ’80, nella Berlino più massacrata, più punk, glam e prolifica di sempre. In compagnia dei Mothers of Invention, però. Lo-fi e new wave sono l’altra anima di “Pom Pom”, ennesima dimostrazione della fecondità di questo artista: 14 album in studio (gli ultimi tre con la 4AD) non li fai dal nulla. Chi sarebbe in grado di inserire in un disco un jingle pubblicitario del Jell-o della durata di 2 minuti? Bollare questo tipo di  demenzialità come scarsezza di capacità musicale è un clamoroso errore. I riferimenti al già citatissimo Zappa, al cantato baritonale di Morrison, ai Beatles dell’ondata psych (“Exile on Frog Street” sembra citare l’intermezzo orchestrale di “A Day in the Life”) riportati al giorno d’oggi e fusi con il sound più contemporaneo, la dicono molto lunga. “Pom Pom” non sarà l’album della vita per molti di noi ma lo è sicuramente per Ariel: maturo, visionario e fuori controllo. Mancava un artista che sembra fregarsene di voler mettere la testa a posto, non solo metaforicamente. Allora è giusto ringraziarlo, inchinarsi e togliersi il cappello, rigorosamente rosa.

(12/12/2014)

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Simona Strano

Altrimenti nota come HelloStranger è abile navigatrice del traffico catanese (nonostante una patente giunta in età avanzata) e, a tempo perso, lavora 24 ore al giorno. Dove trovarmi? OUTsiders, Zanne Festival, Ground's Oranges, Impatto Sonoro, Just Kids Magazine.