Polkadot Cadaver – Last Call In Jonestown

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
7.0


Voto
8.0

8/ 10

di Alekos Capelli

Polkadot Cadaver. I lettori più smaliziati e scafati nel panorama alternative metal già sapranno che i personaggi operanti dietro questo bizzarro monicker, altri non sono che i vecchi cari Dog Fashion Disco, ovvero una delle realtà più peculiari e non-allineate dell’epoca d’oro nu metal.
Tramontati i fasti e l’hype dei quali i nostri si sono per altro sempre allegramente infischiati, dopo Adultery (2006) i Dog Fashion hanno in buona sostanza solamente cambiato pelle (e componenti vari) nei Polkadot, continuando a far danni nel panorama indipentente a stelle e strisce.

Last Call In Jonestown è infatti già il terzo album della compagine capitananta da Todd Smith, ed esce per la Razor To Wrist Records, label creata a uso e consumo della stessa band.
Chi ricorda i bei vecchi tempi di Anarchists Of Good Taste (2001), album manifesto dei DFD, non potrà che trovarsi entusiasticamente a suo agio, fra i microsolchi di questo nuovo lavoro, che ribadisce la propensione dei quattro musicisti per la contaminazione fra groove tipicamente metallici (i riffoni dell’opener e All The Kings Men sono piuttosto chiari a riguardo) e bizzarrie pattoniane vicine alle ultime cose dei seminali Mr. Bungle (cfr. California). L’istrionico Smith non fa mancare i suoi classici gorgheggi simil-tankiani (Sheer Madness, Impure Thoughts) che riportano alla mente il singolone Mushroom Cult, molto spesso scambiato per un brano degli stessi System Of A Down.

Ma il succo e il meglio di questo Last Call In Jonestown sta probabilmente, nei brani in cui i Polkadot si lasciano maggiormente alle spalle i retaggi del passato nu metal, confezionando brani ad alto tasso melodico/elettronico, come le notevoli Phantasmagoria, Painkiller (non quella dei Priest, ovviamente) e Lunatic, che volano di filato fra i brani migliori mai composti da Jasan Stepp & co.
Da segnalare anche il bel duetto con Neil Fallon dei Clutch sulla rocciosa Transistors Of Mercy, che dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, la grandissima versatilità stilistica e interpretativa dei Polkadot Cadaver. Bentornati, cari anarchici di buon gusto!

(20/05/2013)

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Alekos Capelli
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