Placebo – Loud Like Love

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.0


Voto
6.5

6.5/ 10

di Umberto Scaramozzino

placeboband

Il 2013 è stato per molte band britanniche l’anno della redenzione. Anche i Placebo, forti di un glorioso passato da paladini del neo-glam, tentano con il loro settimo album di ricomporre i pezzi dopo Battle For The Sun. Il precedente lavoro di Brian Molko e soci non aveva convinto, anche se, ad onor del vero, molti fan dell’ultima ora, attratti anche dall’arrivo alla batteria di un giovane Steve Forrest energico e tatuato, avevano decretato un buon successo commerciale. Eppure da una band che è riuscita ad evadere dal periferico respiro di un genere recluso nel Regno Unito, raccogliendo consensi in diversi scenari internazionali, è lecito aspettarsi qualcosa in più di vendite e classifiche scalate.

Definitivamente abbandonata l’idea di lottare per l’oscuro trono romantico, riemerge la voglia di produrre testi introspettivi, senza rinunciare al nuovo impellente desiderio di calcare temi attuali. I Placebo provano a riaffermare la propria identità compiacendo questa volta un pubblico consolidato, piuttosto che andare a caccia armati di suoni elettronici e chitarre distorte. L’album è stato presentato dai due singoli Too Many Friends (con un enigmatico video in slow motion, narrato dallo scrittore Bret Easton Ellis) e Loud Like Love, brani fortemente radiofonici e dall’impatto immediato. La voce di Molko, che amata od odiata è l’unica grande costante dei sette capitoli discografici, continua ad influenzare ogni aspetto della composizione. Talvolta positiva, talvolta decadente, graffia ancora l’alternative rock accompagnata dalle sprezzanti chitarre di Rob The Bank ed Exit Wounds e si abbandona all’affascinante andatura delle intime ballate, che tra gli archi ritrovati e un ispirato pianoforte suonato da Stefan Olsdal emergono come le vere rivelazioni dell’album. A Million Little Pieces e Bosco, la stoccata finale, offrono un valido motivo per ricordare i Placebo del 2013. Ciò che stupisce è che, nonostante non ci siano pezzi realmente fallimentari, questo LP non restituisca né attribuisca nulla all’immagine della band. Sono ancora i Placebo, non sono più la promessa degli anni ’90, ma con Loud Like Love hanno almeno ritrovato la loro strada.

 

 

(30/09/2013)

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Umberto Scaramozzino
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