Pixies – EP-1

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
3.0


Hype
4.0


Voto
4.0

4/ 10

di Matteo Monaco

Il motto del rock’n’roll è sempre stato diretto: “Live fast, die young”. Insomma spara le tue cartucce subito, fai esplodere la bomba e poi levati di mezzo: funziona, perchè il rock dei giganti è fatto di icone irraggiungibili, disumane. Per lo più morte, appunto, dopo averci consegnato opere di valore inestimabile. Funziona anche perchè la vita quotidiana è fatta di piccolezze pratiche, a volte di conti in rosso: come sarebbero ricordati i Nirvana se oggi Kurt Cobain facesse il “giurato eccentrico” a X-Factor USA? E gli Sparklehorse, Jimi Hendrix o Ian Curtis a far baruffa al Grande Fratello?

Ai Pixies è toccato un destino dorato, oltre-umano, senza dover affrontare lo spinoso problema della propria dipartita. Un po’ per il filo diretto che li lega alla leggenda Cobain, un po’ per l’assoluta caratura del duetto Surfer Rosa Doolittle, il combo bostoniano ha già un posto assicurato nell’empireo della musica dal 1991 dell’arruffatissimo Trompe Le Monde. Sarà – supponiamo noi – perchè hanno smesso pubblicare nuovi dischi proprio al primo segnale di stanchezza, più di venti anni fa. Cristallizzando per sempre la grammatica di un suono e di un’epoca. Firmando un patto di mutua nostalgia con una generazione che sta invecchiando insieme a loro.

Per infrangere però quello stesso contratto proprio oggi, proprio con l’Ep-1 che dovrebbe far gridare al miracolo di Lazzaro e suona invece viscido come il bacio di un Giuda. Non sappiamo se siano davvero i conti in rosso o se sia stata la semplice voglia di tornare in pista: Ep-1 è l’errore umano di chi non dovrebbe più commetterne. Perchè se c’è il bisogno di sfidare i suoni attuali – o se inviti amici per cena – non è consigliabile proporre le invettive vetero-grunge di What Goes Boom o gli arrangiamenti triti e ritriti di Indie Cindy. Sia che ti chiami Pixies, ma anche se sei un comune ascoltatore. Ed è questo che preoccupa, al di là del minimo risultato di annoverare un altro album all’interno di una lunga carriera: i Pixies di oggi suonano come – o peggio di – qualsiasi band indipendente al di là dell’Oceano, come se non avessero mai conosciuto la stagione semi-divina che conserviamo nei ricordi. Come se non bastasse, pare che ad Ep-1 debbano seguire altri capitoli in formato mini, che ammiccano (probabilmente per associazione involontaria) alla moda delle “dosi” musicali già sperimentate in territorio elettronico. Sempre che questa non sia una citazione – pur sempre involontaria – della disastrosa trilogia a firma Green Day con cui hanno dovuto fare i conti altri ambienti e altre generazioni. Con le quali, per ora, condividiamo la stessa delusione.

(22/09/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.