[REVIEW] Philip H. Anselmo & The Illegals – Walk Through Exits Only

Scheda
Rispetto al genere
4.0


Rispetto alla carriera
2.0


Hype
7.5


Voto
4.5

4.5/ 10

di Alekos Capelli

Primo album solista, nel vero senso del termine, per il riabilitato Phil Anselmo, che con Walk Through Exits Only firma una chiara dichiarazione d’intenti (o di guerra), umana, prima ancora che musicale. Dando evidente seguito all’attitudine Fucking Hostile su cui vanta doveroso copyright, il vocalist di New Orleans calca il piede sul pedale della pura violenza sonora, riportando inevitabilmente alla mente i fasti groove metal cari ai fondamentali Pantera dei tempi d’oro.

All’atto pratico Walk Through Exits Only è infatti prima di tutto un coacervo di chitarroni iper-distorti (Marzi Montazeri), ritmiche groovy e tanta muscolarità interpretativa, un lavoro rissaiolo, che carica a testa bassa con piglio bellicoso e un’urgenza espressiva di discendenza HC. Se finora la descrizione del primo lavoro solista di Anselmo potrebbe sembrare del tutto positiva, occorre però ricredersi, a fronte di una pochezza compositiva costante e imbarazzante, che, mascherandosi dietro al violento impatto frontale, non fa che macinare riff ripetitivi, senza grazia né senso, se non la palese necessità di rincorrere l’ovvio modello Pantera e Machine Head anni ‘90.Da parte sua pure il buon Philip Hansen pare invecchiato decisamente male, e la sua performance, rispetto ai capolavori registrati con la band madre, coi Down e pure i divertissement coi Superjoint Ritual, appare in questo caso dozzinale, sforzata e insufficiente. Necessari accorgimenti in cabina di regia (in cui siedono lo stesso Anselmo e Michael Thompson) cercano di coprire le varie magagne, pompando a più non posso le frequenze basse e la saturazione, ma non riescono ovviamente a cambiare la (poca) sostanza di base, che, un brano dopo l’altro, si mostra in tutta la sua imbarazzante inadeguatezza. Non è infatti un caso che il brano più valido dell’album, Usurper Bastard’s Rant, sia stato subito sparato come primo singolo, nella speranza, forse, di lanciare un lavoro del tutto DIY (esce per Housecore Records, etichetta fondata da Anselmo), ma talmente fuori fuoco (Music Media Is My Whore, Bedridden e Irrelevant Walls And Computer Screens) che si fa fatica ad ascoltare fino in fondo.

Al di là delle buone intenzioni (sulle quali è parimenti lecito e spontaneo coltivare qualche dubbio), scimmiottare se stessi, scopiazzare le proprie glorie passate e alzare il volume per apparire più cattivi e convincenti, non sono che tri(s)ti specchietti per le allodole, che, esattamente come avvenuto col vecchio Axl, più che di rilancio discografico sanno decisamente di definitivo epitaffio artistico e truffa ai danni dei fan.

(11/07/2013)

Commenta
Alekos Capelli
Alekos Capelli