Pete Seeger & Lorre Wyatt – A more perfect union

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.8

6.8/ 10

di Elena Quaglia

C’è chi a 93 anni suonati stanzia su una sedia a dondolo aspettando solo di dover premere il tasto del proprio salvavita. Pete Seeger, il più longevo e inossidabile folksinger dei nostri tempi, pubblica un nuovo album di inediti e non, in contemporanea ad un tributo al suo amico e collaboratore di sempre, il doppio CD Pete remembers Woody, dedicato al Guthrie padre. Tornando su A More Perfect Union, questa ricca opera è stata realizzata insieme al “giovane” Lorre Wyatt, amico storico che lo accompagna con chitarra 6 corde e banjo occasionale, ma non solo. Fra le collaborazioni degne di nota spuntano nomi come Tom Morello e Steve Earle, le brave Dar Williams ed Emmylou Harris e nientepopodimeno che Bruce Springsteen, il Boss in persona che arricchisce God’s counting on me…God’s counting on you, una delle tracce migliori, con timbro inequivocabile. Non è più il tempo di Waist deep in the big muddy, quando il cantautore comunista (venne addirittura soprannominato “l’usignolo di Stalin”), ecologista, caustico e combattivo si scagliava contro la guerra del Vietnam e lo stesso presidente Johnson fino a farsi censurare dalla televisione, e in A More Perfect Union c’è poco posto per la politica. Molto invece è dedicato al tempo: con fare da nonno che ne ha vista tante, Pete ci regala sedici agili tracce che camminano sul filo dei ricordi riportandoci a placide e rassicuranti atmosfere folk, tra meditazioni sul mondo che cambia ed un pizzico di adorabile autoironia nel riconoscersi parte di un’epoca ormai passata. Eppure l’album è in grado di riservare anche piacevoli sorprese come la presenza, accanto a cordofoni tradizionali, di percussioni world che creano intrecci di ritmi tribali e, inoltre, la voce esile e spezzata di Seeger che guadagna una sfumatura nuova, lieve e commovente. In certi casi l’amalgama sembra meno riuscita, come si può comprendere ascoltando These days in Zimbabwe o Memories out of mud, una sorta di straniante spiritual ritmato, ma mai in ogni caso spiacevole. Meglio un’interessante My neighbor’s needs che orchestra piuttosto bene i pochi strumenti utilizzati. Poi finalmente ecco brani quali Howling for our supper, splendido “dialogo fra un cane e tre gatti, di cui fortunatamente uno bilingue che ha tradotto per noi”, in cui la semplicità dell’accoppiata banjo-voce fa risaltare magnificamente l’abituale classe dei testi di Lorre e Pete, che qua interviene anche con i suoi celebri e deliziosi parlati. Qualche parola va spesa su Fields of harmony, una ballata dolcissima e struggente, forse uno dei brani più intensi non solo di questo album ma dell’intera discografia di Seeger, che qui canta da solo poche parole di rara grandezza. Un album, questo, che forse non diventerà un leggendario pezzo della storia della musica, ma che si difende bene dagli attacchi del tempo che scorre: Pete Seeger, un’istituzione, un mito, non è rimasto nel secolo scorso, e gli auguriamo di poter portare ancora a lungo la propria testimonianza e la propria arte in quello corrente.

(29/09/2012)

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Elena Quaglia

Redattrice. Lavora a RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com): nell'attesa di diventare una speaker professionista studia Scienze Forestali e scrive parecchio.