Perturbazione – Musica X

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Lorenzo Goria

La parola d’ordine è vita quotidiana, vita quotidiana ad ogni costo. E già qui c’è una bella contraddizione, perché l’altra grande parola d’ordine della musica indie è originalità, originalità ad ogni costo. Nei Perturbazione c’è tutto quello che l’indie ha rappresentato in questi vent’anni di esistenza: il gusto per il poetico, l’attenzione in ambito più lirico che strumentale e la descrizione della società – fedele ma lungi dall’essere graffiante. In Musica X, il risultato di tutti questi elementi sta insieme con pezze, colla e puntelli: a livello testuale lo sforzo di partorire delle rime che non siano tra “cuore e “amore” è palpabile, ma l’evocazione di immagini agghiaccianti come litigi all’IKEA o  code ai discount non potrebbe essere più lontana dalla poesia a cui aspirano. Sorge spontanea una domanda: se rovina tutta l’atmosfera dei testi, perché parlare sempre del quotidiano? Cerasuolo e soci non sono dei pittori realisti; staccarsi dalla vita della gente comune per dare sfogo ad una vena poetica per ora compressa in canoni che non le appartengono potrebbe fare solo del bene.

Insolito un uso così massiccio dei synth, che si spiega con la presenza di Max Casacci dei Subsonica alla produzione: quasi naturale che qualche prestito da Franco Battiato, che più di ogni altro cantautore si è dato da fare con l’elettronica, ogni tanto salti fuori, ma è il meno: anzi, la title track, con il suo ripetuto “cantami o musa”, è uno dei pezzi più riusciti, per quanto il ritmo non sia nulla di più che una base synthpop anni ’80 e di inni alla musica ne siano stati scritti a centinaia, da Max Gazzè agli 883. Costituisce un caso a sé all’interno del disco per essere l’unico  momento in cui i ragazzi di Rivoli si concedono una pausa dalle storie di rapporti umani e dagli affondi politici in favore di un brano più autoreferenziale. Questa è Sparta, che vanta la collaborazione dei Cani, è un’esplicita critica ai canoni di bellezza imposti, ma ben più importante ed incisiva è la collaborazione con Luca Carboni per I baci vietati. Tralasciando che per tutta la canzone viene riproposta la rima tra “accontento” e “contento” – francamente inascoltabile – viene affrontato l’insolito argomento di come le varie generazioni affrontano il tabù sessuale intrecciato al rapporto spesso complicato tra genitori e figli.

Oltre ai fastidiosissimi sample vocali usati all’inizio di Chiticapisce, manifesto di un incompreso, la parte strumentale è molto ben curata e nettamente sopra gli standard di qualsiasi disco pop. Non mancano idee né bravura tecnica, però il disco risulta poco incisivo. La grandissima cura dei testi fa risaltare incredibilmente ogni accostamento di parole poco musicale – e ce ne sono parecchi – e ogni passo falso suona come una cannonata. Impennate e inciampi che trovano un equilibrio solo alla fine con Legàmi. Siamo al momento migliore del disco, e da un lato è un po’ peccato che sia l’ultimo, perché musica e testo si sposano alla perfezione con la voce di Cerasuolo, dall’altro la canzone non poteva essere messa in una posizione più strategica.

(24/06/2013)

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Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.