Pensées Nocturnes – Nom d’une Pipe!

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.5


Voto
8.0

8/ 10

di Alekos Capelli

Musica grottesca, obliqua, come l’incessante motivo di sottofondo di un teatro di pura angoscia esistenziale, ipoteticamente prossimo al Nessun Dove gaimaniano e parente del Popolo dell’autunno di Bradbury, che, in quanto a malate visioni al di la della realtà, com’è noto se ne intendono parecchio. Non so se il buon Vaerohn, artista che sta dietro al nome Pensées Nocturnes, abbia questi autori nel suo background, ma indubbiamente l’ascolto di questo suo terzo lavoro, Nom d’une Pipe!, ha quel raro potere evocativo tale per cui chiunque può vederci, in buona sostanza, ciò che vuole.

Lasciando da parte le personali fascinazioni para-culturali, il nucleo musicale del progetto Pensées Nocturnes, atipica realtà parigina nella già anomala scena francese, gravita attorno a un black metal sperimentale e avanguardistico, istrionico come lo sono stati Arcturus (ricodate The Chaos Path), Enochian Crescent e Peste Noire (per restare in Francia), ma dotato di una personalità tutta sua, nel giustapporre, senza cesure o forzature, partiture neoclassiche, musichette da vaudeville, sample vari, a una struttura black sghemba e dissonante, raggiungendo un vertiginoso acme di surreale spaesamento granguignolesco.

Assistito da Jose al sax e tromba, e Leon la Grosse alla fisarmonica, Vaerohn (in forze anche ai più convenzionali Way To End) riesce a imbastire un’opera al nero senza soluzione di continuità, coesa, credibile e soprattutto intensa, sotto il punto di vista puramente percettivo ed emozionale, con brani capolavoro come Le Marionnettiste e Le Berger, perfette sintesi del suo personalissimo modo di intendere il black metal.

Prodotto dalla piccola ma interessantissima label Les Acteurs de l’Ombre, Nom d’une Pipe!, successore del già valido e interessante Grotesque (2010, titolo nient’affatto casuale), è una delle migliori sorprese in ambito avant-garde black, da molto tempo a questa parte, e la spunta senza difficoltà lì dove molte band hanno fallito, ovvero dare un senso all’affastellamento di generi, al gusto per l’eccesso e al gioco di rimandi artistici e culturali senza limiti e senza regole, esattamente come dovrebbe sempre nascere ogni espressione artistica degna di questo nome.

(30/03/2013)

Commenta
Alekos Capelli
Alekos Capelli