Paul van Dyk – Evolution

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.5

7.5/ 10

di Mar. Val.

Paul van Dyk è inattaccabile. Le sue live performance sono ineccepibili, talvolta anche inaspettate (vedi le esibizioni con la Berlin Orchestra) , come pure le proprie produzioni. Si è fatto attendere per cinque anni, che sono sembrati interminabili, ma alla fine il nuovo album ha visto la luce.  Da In Between a Evolution, le sonorità sono cambiate, e gli ideali dell’ex numero uno della classifica di DjMag hanno lasciato il posto ai compromessi. Altri tempi quelli di Let Go e In Circles, dove l’unico credo era la trance. Ciò nonostante, Paul, seppur puntando su un prodotto più popolare rispetto al solito, resta sempre imbattibile nella scelta dei suoni e degli arrangiamenti.

Fin dal brano di apertura, Symmetries (in cui è forte l’accenno al sound di Avicii), si percepisce che il produttore tedesco, anzichè rischiare qualcosa, preferisce timidamente andare su un terreno già battuto. Ma se il motivo sopra citato, Rock This e All The Way fanno parte del nuovo abito di Paul van Dyk, Verano e Dae Yor giungono come un viaggio a ritroso nella sua evoluzione. Il picco qualitativo dell’album, vuoi anche per la fresca collaborazione con il promettente Arty (connazionale dei fratelli Matisse & Sadsko), è la trascinante Ocean. Come ogni disco trance che si rispetti, non mancano i preziosi contributi canori sia da parte di artisti appartenenti allo scenario EDM, ad esempio Sue McLaren (We Come Together), sia di altra provenienza.

In definitiva, Evolution è un buon disco. Anche se da uno come lui ci si aspetta qualche lampo di genio in più.

(18/04/2012)

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Mar. Val.
Mar. Val.

Redattore. Studente di Sociologia all'Università di Torino. Contatti: marcovalzano@outsidersmusica.it