Paul Kalkbrenner – Guten Tag

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Redazione

Un “buongiorno” è sempre un gesto gradito, soprattutto poi se a darlo non è uno qualsiasi, bensì Paul Kalkbrenner, idolo del popolo della notte e attore protagonista di Berlin Calling, nonché autore della colonna sonora. E allora che Guten Tag sia. Diciassette brani, compresi i vari interludi, in cui torna a galla quasi tutto il meglio (ed era parecchio, per altro) dei due dischi precedenti: dalla semplicità di Aaron, fatta con pane e ritmo in levare, all’autoreferenzialità di Kruppzeug. Grande assente dall’album è invece l’orecchiabilità: eccetto Das Gezabel, picco qualitativo della tracklist, nessun’altra canzone dimostra di avere le potenzialità da tormentone. Per capirci: la Sky And Sand firmata Maya non esiste. A quanto pare, piuttosto che gettarsi alla ricerca della “big hit”, il trombettista di Lipsia (ebbene sì, Kalkbrenner può vantare una rigorosa formazione classica) ha preferito puntare su altri aspetti che da sempre contraddistinguono la sua musica: atmosfere malinconiche, arrangiamenti maturi e tanta minimal. Sarà stata la scelta giusta?
Probabilmente sì, come testimoniano il fascino istintivo di Der Stabvornen e la “semplice” cavalcata di Trummerung. Non sono singoli, non sono hit: eppure i 4/4 altalenanti, il synth a scavare le pianure delle basse frequenze e la collaudatissima architettura di fondo ci catapultano subito nell’olimpo del producing internazionale. Proprio come la già citata Das Gezabel, fresca come un trip insieme alla crema della storia tedesca, nel suo citare i Kraftwerk autostradali in un sodalizio con con le nuove generazioni della Germania unita. Sembra che finalmente Kalkbrenner stia facendo il passo per inserirsi consapevolmente nella storia. Così Spitz-Auge e Der Buhold ricalcano prima l’oscurità dei club anni ’90, per gettarsi infine nelle evoluzioni sorridenti della techno ’80. Come è naturale, senza perdere un solo tassello di quel puzzle sonoro composto in prima battuta da Mango e dal successo di Berlin Calling. Una menzione particolare va allora agli intermezzi, che come in tutte le opere di grande respiro insinuano nell’ascoltatore la curiosità della divagazione e della pausa. Anche qui l’artista di Lipsia non si limita al compitino, ma anzi si getta nella mischia con il re del french-touch Vitalic: è l’epica trama di Kernspalte a raccontarci la solidità e la complessità del lavoro più difficile di Kalkbrenner. Un “buongiorno” che segue la notte dell’iniziale anonimato e l’alba dei grandi successi, un saluto ad una maturità artistica compiutamente raggiunta.

a cura di Matteo Monaco e Marco Valzano

(26/12/2012)

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