Paul Banks – Banks

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.5


Voto
6.5

6.5/ 10

di Giorgio Albano

Il frontman degli Interpol è tornato, questa volta senza il supporto degli altri quattro ragazzi di New York e  senza lo pseudonimo che aveva già usato per i suoi precedenti lavori da solista. Si perché Paul non è al suo primo disco senza gli Interpol: nel 2009 pubblicò “Juliane Plenti Is a Skycriper” e, solo quattro mesi fa,  l’ Ep  “Juliane Plenti live“ ovviamente firmati entrambi Julien Plenti. Questo cambiamento può essere letto sia come una trovata pubblicitaria per rendere più chiaro al pubblico chi sia l’autore del disco e dargli più visibilità, sia come desiderio sempre più forte e pulsante dell’artista nativo dell’Essex di voler rappresentare al meglio se stesso in questo lavoro. Il titolo del disco può giocare a favore di entrambe le ipotesi. In ogni caso si può tranquillamente affermare che l’album sia decisamente personale ed autobiografico. Paul si prende uno spazio per poter sperimentare ed inserire più liberamente ( rispetto alle alchimie di compromessi che regnano in un gruppo) i propri sentimenti e il proprio desiderio di mutare un po’ lo schema ormai consolidato con gli Interpol. Il disco contiene dieci tracce e spazia abbastanza tra il sound indie che ha reso celebre la sua band e parti più acustiche e supportate da un sottofondo di archi leggeri come “Arise, Awake”. Altro esperimento che Paul tenta è quello di avvicinarsi in alcuni pezzi a sonorità quasi Guitar-Pop, come in “No mistakes” o “Young Again” . Rispetto al sound degli Interpol (soprattutto dei primi album) si notano atmosfere meno cupe e suoni meno spigolosi  ed estremi. Anche la voce di Paul è resa meno cupa e tagliente. Il lavoro si apre con  “The Base”, traccia di lancio dell’album, che rappresenta perfettamente la metamorfosi del leader degli Interpol per questo lavoro. Come traccia di chiusura Paul e il suo produttore Peter Katis ( già al lavoro con gli stessi Interpol, oltre che con The National e We Were Promised Jetpacks) hanno scelto, forse non a caso, “Summertimes is coming” traccia già presente nell’ultimo Ep di Plenti. L’altro lato della medaglia di questo cambiamento di stile è la sensazione che il disco sia un po’ fumoso e con pochi contenuti sostanziali. Vacuo e poco incisivo,sembra più sospeso nel mondo delle ombre che nel nostro. Molti hanno criticato fortemente questo aspetto dell’album, giungendo addirittura a dichiarare morto il talento del frontman di una delle band indie più importanti degli anni zero. Io leggo questo disco, tra l’altro assolutamente piacevole e ben fatto, più come il naturale desiderio di evadere e di dare sfogo ad alcuni desideri incompatibili con il gruppo. Una prova che, comunque, risulta piacevole e più easy listening rispetto al resto della produzione di Banks. Ultima ma importante nota di merito per il cantante è il fatto di aver deciso di pubblicare interamente i nuovi contenuti su Youtube prima della data di uscita ufficiale. Ovviamente in questo modo il cantante ha rinunciato alla vendita di qualche copia in più, ma ha permesso a tutti di poterne usufruire liberamente,tenendo fede una volta di più al suo credo decisamente “indie-pendent”. Che significa, prima di altre speculazioni, non cercare il successo a tutti costi e fuggire dalle ipocrisie delle interviste in ginocchio. Bravo Paul.

(10/11/2012)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.