Patti Smith – Banga

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Elena Quaglia

Avete presente la classica struttura di una canzone pop del XXI secolo “ragazzo/a incontra ragazza/o, si notano, si piacciono, difficoltà sormontabili, l’amore trionfa”? Patti Smith no.

O meglio, forse la conosceva fin troppo bene e per questo, fin da quando bazzicava con gli Stooges nei meandri della sottocultura punk, dichiarò guerra al buonismo sempliciotto dei singoli da classifica diventando così la Sacerdotessa. Patti la stramba, la poetessa, la bruttina, la carismatica, l’impegnata, e poi la Signora del rock, l’icona androgina, la star fuori dagli schemi, la roccia, la sempreverde. Dopo 65 anni e 10 album studio il suo stile inconfondibile fa ormai parte dell’immaginario collettivo: ottima musica e finezza di contenuti sono i semplici ingredienti dichiarati ma, come per la ricetta della Nutella, dosi e qualche aggiunta segreta danno vita ad un prodotto unico. Banga, ultimo lavoro, in uscita oggi 5 giugno 2012, sembra riconfermare la sua matriarcale posizione in campo artistico.

Forse non tutti ricordano questo nome, appartenuto, nel celebre romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, al cane unica consolazione di un tormentato Ponzio Pilato, che attende con lui 2000 anni alle porte del paradiso in attesa che il padrone possa parlare a Gesù. “Penso che qualsiasi cane che attenda pazientemente per 2000 anni meriti una canzone”, dichiara l’autrice ed effettivamente la title track, scarna, essenziale e potente, è una delle migliori dell’opera. Questo atteso, complicato disco  è spesso una dedica commossa ad un variegato ensemble di personaggi vivi o morti: la delicatezza per nulla invadente di This is the Girl è per la cantante Amy Winehouse, Maria è la Schneider di Ultimo Tango a Parigi anche lei recentemente scomparsa, mentre in Fuji-san si ricorda il popolo giapponese colpito dalla catastrofe. Nine è invece stata scritta in occasione del compleanno di Johnny Depp, Amerigo è un sorpreso omaggio alla scoperta del Nuovo Mondo, la cover After the Gold Rush un tributo a Neil Young e Constantine’s Dream un’improvvisata contemplatio mundis in perfetto stile Smith. Forse la traccia più debole è proprio il primo singolo estratto, April Fool (clicca qui per testo e traduzione), che pecca non di scarsa qualità, ma di eccessiva facilità di comprensione: il testo accusa segnali di una stanchezza che non si ritrova nei fondi occhi scintillanti della Sacerdotessa. Il difetto di Banga è proprio l’essere alla portata di tutti, a differenza di altri dischi ieratici, elevati ed ermetici ma questo, se non può essere elevato a capolavoro rivoluzionario, rimane un album di tutto rispetto ed ha il grande pregio di non sembrare quasi mai un nostalgico compianto del passato. Per quanto rigurda il testo di Mosaic, infatti, Patti si dichiara ispirata dalla figura della giovane Katniss protagonista del recente Hunger Games, che ricorda la simbiosi con la natura della dea Artemide, in questa fiera canzone d’amore astratto e non convenzionale. Ci sono cose per le quali un uomo dovrebbe essere grato: tra di esse figurano i sabati pomeriggio, i prati fioriti a maggio e Patti Smith. Passa il tempo, invecchiano le immagini e i corpi, ma non le idee dietro di essi,  ed è inequivocabilmente bello sentire un’ultrasessantenne che trabocca vita, intelligenza e speranza, dichiarare al mondo: “Tutto sta cambiando, ma il rock è assolutamente vivo”.

(05/06/2012)

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Elena Quaglia

Redattrice. Lavora a RadioTrip.net (www.radiotrip.net) e RadioAttiva (radioattivarivoli.wordpress.com): nell'attesa di diventare una speaker professionista studia Scienze Forestali e scrive parecchio.